Longarini: “Tutti i guai per troppa fiducia nella legge”

Edoardo Longarini da Tolentino. Nato nel 1931, imprenditore dal 1956. Una vita di lavoro, sacrifici e non poche sofferenze, sopportate in silenzio nonostante maldicenze, malignità ed offese gratuite. Ma ora basta. “D’ora in poi – precisa subito – chi mi chiamerà ‘ar cafone verrà perseguito con gli strumenti di legge. Per amor di verità, beninteso, non di vendetta, sentimento che non mi appartiene. Del resto, chi ha diffuso questa maldicenza non se la passa certo bene”.  

Dopo aver taciuto per tanti anni (“è il mio carattere”) Longarini ritiene che sia arrivano il momento per mettere le carte in tavola, al sevizio dei media che si occuperanno delle vicende del suo gruppo, ma anche della pubblica opinione, che in questi anni ha ricevuto molte informazioni distorte, parziali o anche solo inesatte, com’è comprensibile vista la complessità del caso che investe giustizia civile, amministrativa e penale. E così, grazie alle nuove tecnologie Edoardo Longarini ha deciso di mettere in rete tutto il materiale raccolto sulla sua storia di usuale (quanto non civile) lentezza della giustizia: migliaia di documenti, sentenze, perizie da cui emerge il suo buon diritto ad essere risarcito per i danni subiti, causa l’attiva ostilità della burocrazia che ha fatto naufragare, agli inizi degli anni Novanta un gruppo in forte crescita in vari settori dalle costruzioni all’editoria, trascinando lo stesso Longarini in carcere. E’ stato lì, – ricorda – chiuso in isolamento, come avevo chiesto, che davanti ad un muro mi sono chiesto: ma dove ho sbagliato? Come ho infranto la legge?”.

“Tornato in libertà – continua – ho convocato i miei collaboratori più capaci, a partire dall’avvocato Ferramosca, già responsabile legale e del contenzioso della Banca Nazionale dell’Agricoltura, e ho detto loro: vi apro tutti i cassetti, tutti i conti in banca, i contratti. Insomma, tutto quanto. Verificate fino in fondo dove ho sbagliato. Sia chiaro, ho sottolineato, voglio un’analisi spietata”. Il risultato? “Tutto giusto. Non abbiamo trovato un solo errore, mi dissero gli autori di quel controllo interno. Abbiamo fatto tutto secondo quel che prescriveva la legge. Forse ho fatto male a fidarmi della legge, ma non me ne pento”. Sembra un paradosso. “Già, me l’aveva già fatto notare il Presidente della Commissione Lavori Pubblici: Longarini, mi disse testualmente, “lei si fida troppo della legge”. Sì, ho attribuito valore alle leggi e a quanto potevo e dovevo fare nel loro rispetto. Al contrario, il ministero non ha applicato le leggi dello Stato, con il risultato di provocare l’asfissia finanziaria del gruppo. La vera responsabile del nostro fallimento è stata la burocrazia. E’ stato il direttore generale a non emanare i decreti che ci spettavano a provocare la mole di interessi passivi che ha addirittura messo a rischio l’esistenza delle due Adriatiche”. “E’ La burocrazia che rende così difficile fare impresa in Italia: i passaggi rilevanti non arrivano mai al politico o al ministro di turno, bensì si fermano sul tavolo dei dirigenti del ministero  

“Io non ho mai truffato nessuno, tanto meno lo Stato. E lo posso dmostrare” sottolinea Longarini, più che mai deciso a dar battaglia per amor di verità e per garantire ai figli la possibilità di continuare quell’attività imprenditoriale che gli è stata sottratta tanti anni fa. “Ora, dopo un lavoro di anni, abbiamo ricostruito l’intera questione”. Migliaia di pagine, oggetto del lavoro della magistratura spesso oscurato da ricostruzioni malevole che hanno protetto errori e falsità che costeranno care alle casse dello Stato.