La censura del Corriere della Sera

Patrocinare le ragioni di Edoardo Longarini non è (ancora) un reato. Ma è una cosa che un ex giudice costituzionale non deve fare. E’ l’incredibile censura in arrivo dal Corriere della Sera del 19/10/2015 nei confronti dell’ex giudice della Consulta Romano Vaccarella, “nominato – ricorda il quotidiano –  dal Parlamento alla suprema corte nell’aprile 2002 con 583 voti: praticamente un plebiscito. Cinque anni più tardi si dimise in polemica con il governo di Romano Prodi sul referendum elettorale. Fu una questione di principio e di coerenza”.

Un civil servant dalla schiena ritta, insomma, ma che delude l’articolista perché, da avvocato, ha accettato di fornire la sua opera a favore di Longarini. Certo, concede il giornalista, “non c’è una legge, non un regolamento, ma neppure una circolare che lo impedisca. Ma che una cosa del genere lasci un sapore buono in bocca non si può proprio dire”.

Lo stesso vale per il tentativo di far terra bruciata attorno a Longarini che, a tutela del suo diritto ad essere risarcito, può opporre sentenze di ogni ordine e grado da parte della magistratura giudicante sulla base di documenti, perizie e testi di legge. Qualcosa che, si spera, possa contare di più delle contumelie contro “un arbitrato rocambolesco” condotto secondo le leggi e che, probabilmente, non è stato letto (il testo si può trovare nel blog), che altro non doveva fare che quantificare il danno accertato dal giudice sovrano.

La sensazione è che i reiterati attacchi prima contro gli arbitri, poi contro un illustre avvocato facciano parte di una strategia per condizionare la corte circondando il processo in atto presso la Cassazione della sgradevole sensazione che chi prende le parti di Longarini merita pubblico disprezzo. O anche qualcosa di più. Certo, concede Il Corriere, il mestiere di un avvocato è di difendere qualcuno. “Ma un avvocato può sempre scegliere chi difendere, magari proprio per coerenza. Tanto più che in casi come questi la scelta ha risvolti che vanno ben oltre le questioni puramente professionali”.

Ovvero, si introduce un principio etico arbitrario ed opinabile. Anche perché non stiamo parlando di un criminale, bensì di un imprenditore che ha visto violati i suoi diritti (come accertato in più gradi di giudizio).