Longarini deve pagare le tasse sui soldi che non prenderà

La Corte di Cassazione  ha cancellato il lodo arbitrale che aveva assegnato, sulla base della sentenza della Corte d’Appello di Roma, un risarcimento di 1,2 miliardi ad Edoardo Longarini a fronte dei lavori assegnati dal piano di ricostruzione di Ancona. Ora la stessa Corte di Appello dovrà riesaminare, su richiesta della Cassazione, l’intera materia.

Ma nel frattempo, Longarini ha subìto oltre al danno la beffa: l’imprenditore dovrà versare all’Agenzia delle Entrate l’imposta di Registro relativa al lodo arbitrale, nel frattempo cancellato, per l’importo di 36 milioni di euro già notificata dall’ufficio del Registro del Tribunale di Roma, più 10 milioni di multa.  Longarini, dunque, dovrà pagare per ottenere l’esecuzione di provvedimenti che, nel frattempo, sono stati rinviati all’esame della Corte d’Appello.

A sancire questo risultato è stata la Commissione Provinciale Tributaria di Roma che ha respinto il ricorso dei legali di Longarini avverso alla richiesta dell’Agenzia delle Entrate.

La motivazione

I legali del costruttore hanno così motivato il ricorso:

  1. La mancanza del contradditorio, obbligatorio nel caso di vertenze che coinvolgono la Pubblica Amministrazione.
  2. La mancata applicazione della PRENOTAZIONE A DEBITO, ovvero l’annotazione a futura memoria di importi che lo Stato si limita a registrate, ma non ad incassare, in vista di un eventuale futuro pagamento. In questo modo viene scongiurato il rischio che la Pubblica Amministrazione corra il pericolo di dover restituire la somma versata in caso di esito del giudizio a favore del privato.
  3. E’ possibile applicare la COMPENSAZIONE, ovvero sottratto all’importo previsto dal lodo arbitrale (1,2 miliardi di euro) l’importo dell’imposta di registro (36 milioni di euro).

In data 13 gennaio 2013 la commissione tributaria ha respinto il ricorso.

In particolare, si legge, “la normativa sulla prenotazione a debito è data in favore delle amministrazioni pubbliche e non dei privati”. Cosa che, peraltro, non si evince né dal testo né dallo spirito della norma stessa.

Infine, secondo la commissione, “la compensazione vantata dalla parte opera nell’ambito di pretese di natura tributaria mentre qui la posta opposta è di natura risarcitoria”. Motivazione opinabile ma sulla base della quale Edoardo Longarini è chiamato a pagare 36 milioni di euro (più 10 di multa) a fronte dell’esecuzione di un credito verso la Pubblica Amministrazione che non verrà soddisfatto.