Longarini scrive ai ministri: mettetevi nei panni dei cittadini

Quando lo Stato “vede solo se stesso” e “non si preoccupa mai di porsi dalla parte del cittadino”, ciò che resta da fare è consegnare nelle mani delle sue massime autorità le prove delle “torture burocratiche e giudiziarie” che, forse inconsciamente, impone. Così ha fatto Edoardo Longarini: ha preso carta e penna e scritto a due ministri di due diverse legislature affinché lo Stato-Cerbero, dotato di tre teste che non dialogano tra loro perché solo desiderose di dimostrare il loro singolo potere, abbia il sopravvento.

Per quanto possa sembrare assurdo, il rischio è proprio questo. Ecco perché: Longarini deve ricevere dallo Stato 1,2 miliardi di euro assegnatogli dal Lodo arbitrale definitivo del 20/7/2012 che lo Stato-Uno si rifiuta di pagare così come non paga il compenso agli arbitri di sua spettanza, costringendo la controparte, Longarini, a provvedere. Ma l’Agenzia delle entrate, lo Stato-Due, chiede ugualmente all’imprenditore l’imposta di registro sulla decisione giudiziaria, pari a 36 milioni di euro, poi diventati 50 con le sanzioni e gli interessi, alla fine incassati grazie a una serie di pignoramenti. Poi c’è lo Stato-Tre che accusa Longarini di non voler pagare tutte le tasse, ignorando il credito da 1,2 miliardi vantato dall’imprenditore.

“In 87 anni di vita non ho mai sentito nulla del genere”, scrive Longarini nel novembre 2018 nella lettera indirizzata a Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture del primo governo Conte. “E’ una storia paradossale che ha dell’incredibile”. Ma che, carte alla mano, corrisponde alla triste verità. Un anno prima, l’imprenditore riportava i suoi timori al precedente titolare del dicastero, Graziano Delrio e all’allora Avvocato generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri. Di più, presentò loro una proposta di transazione, nonostante Longarini fosse il vincitore della principale disputa legale, che però non meritò risposta.

“Mi chiedo se esista ancora un’educazione istituzionale, la quale avrebbe dovuto prescrivere (al Ministero e all’Avvocatura Generale) una qualche forma di risposta, anche solo per mera cortesia”. Longarini, uomo d’altri tempi, fatica a farsene una ragione. Ma anche la Corte dei Conti, che ha già punito per lo stesso caso giudiziario il comportamento di alcuni amministratori pubblici che hanno ignorato proposte transattive che sarebbero state vantaggiose per lo Stato.

Longarini non si arrende, non può: “Se perderò”, si legge nell’ultima missiva, “tutti i cittadini potranno sapere che la giustizia è la ragione del più forte, proprio come insegna la storia, e ciò perché i nostri principi e i nostri valori democratici sono continuamente stati traditi”.