Edoardo Longarini

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Le radici

Edoardo Longarini nasce a Tolentino, in provincia di Macerata, il 5 settembre 1931. Le sue radici affondano in un terreno tanto umile quanto fertile, date le imprese delle sue certamente straordinaria vita.

Suo padre Umberto è un ferroviere e sua madre Assunta, donna dotata di un particolare intuito e di una spiccata sensibilità, si dedica da sempre alla casa e alla famiglia. Edoardo usa ricordarla con particolare affetto e sincera devozione, come se quel debito genetico non fosse ancora estinto. E’ l’ultimo di tre figli, ma le parole di una fonte per lui indiscutibile ci ricordano che saranno proprio quegli ultimi a diventare un giorno i primi. Edoardo è un bambino che dimostra subito una notevole caparbietà e un’incontenibile spirito d’iniziativa, tanto che a soli due anni e mezzo scappa di casa per raggiungere un suo amico pescatore a cui si era istintivamente affezionato, forse per qualche avvincente storia di mare e di sirene. Nonostante la tenera età, sa che fuori la temperature è severa. Così prima di avventurarsi nel mondo, decide di indossare il suo cappottino grigio come sua madre gli ha insegnato. Poi, per non farsi trovare impreparato a un eventuale appetito improvviso, porta con sé un bel pezzo di pane bianco. Da questo piccolo aneddoto si può facilmente dedurre la natura di un personaggio destinato per forza di cose ad una vita fuori dal comune.

Il suo nome oggi è legato all’attività di costruttore ma anche all’editoria, in particolare al suo ambizioso progetto delle “Gazzette”, che si poneva come obiettivo principale quella di stabilire una sede centrale nella città di Roma, che si sarebbe occupato delle parti nazionali, e una sede per ogni provincia, che invece avrebbe provveduto alle parti locali. Purtroppo, a causa delle vicissitudini di cui si parlerà in seguito, il progetto si è potuto sviluppare solamente tra Marche, Umbria, Toscana e Veneto.  Un nodo resistente al tempo lo lega anche al modo del calcio. Gli anconetani non dimenticano ancora quando, grazie alla sua gestione, la squadra bianco rossa giunse per la prima volta in serie A, disputando anche una finale di Coppa Italia. E poi la passione per il calcio lo ha portato ad essere anche proprietario della Ternana Calcio. Ma come se tutto questo non fosse abbastanza, Edoardo Longarini ha realizzato, nel suo cantiere di Viareggio VSY, alcuni dei più innovativi superyacht al mondo, tra cui “Stella Maris”, settantadue metri di lusso, bellezza ed alta tecnologia green, che le ha permesso di aggiudicarsi il titolo di “Madrina dell’ambiente”. Si è inoltre fatto promotore di un nuovo modello di industria nautica cui è stato riconosciuto lo status di Blue Solutions dai programma per la tutela dell’ambiente dell’ ONU.

Fino ad oltre 88 anni di età, Edoardo Longarini è stato un uomo al quale neanche il tempo ha potuto placare la vivacità dello spirito, nonostante il peso di anni di duro lavoro e continui sacrifici gravasse inevitabilmente su due spalle ancora forti. E’ padre di cinque figli e la sua mente non ha mai smesso di immaginare il futuro.

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Nascita dell’Adriatica Costruzioni

Edoardo Longarini fu costretto a rinunciare agli studi universitari dopo aver brillantemente conseguito il diploma di ragioniere. Nel 1951 cominciò a lavorare come dipendente presso il concessionario di prodotti petroliferi per la provincia di Ancona, Cav. Alfredo Morelli.

Ma la sua vocazione imprenditoriale non tardò a pronunciarsi prepotentemente. Capì subito che il ruolo di esecutore non gli si addiceva e che la sua indole propendeva decisamente al comando, o meglio alla guida.

Con queste parole Edoardo Longarini racconta l’inizio del suo percorso come imprenditore:  ”Nel 1952 la società petrolifera chiese al cavalier Morelli di assumere anche la concessione della provincia di Macerata per rientrare al più presto dell’esposizione che il concessionario locale aveva verso la concedente. Ma il Cav. Morelli, ormai avanti negli anni, non se la sentì di aumentare il rischio di impresa e così decise di ritirarsi, chiedendo ai direttori di Firenze e di Roma di trovare presso le loro sedi, un impiego per me. Ma io replicai che avrei preferito mettermi in proprio, nel caso in cui mi avessero dato la possibilità di occuparmi di una parte dell’attività che svolgeva il Cavalier Morelli. Raggiunto l’accordo, i due direttori, presenti all’incontro, presero in buona considerazione la mia richiesta, vista la mia conoscenza della clientela del Cav. Morelli”.

In quegli anni Longarini conobbe l’ingegner Giulio Pianesi di Falconara Marittima che lavorava in proprio con l’impresa Marini di Castel di Lama (Ascoli Piceno) che si occupava di lavori stradali. Dopo alcuni anni di collaborazione con l’Impresa Marini, il 23 novembre 1958, Longarini e Pianesi si misero in società costituendo, con quote paritarie, la società Adriatica Costruzioni con Longarini come Amministratore Unico e la sede in Falconara Marittima dove entrambi abitavano.

Nel 1961 Longarini e Pianesi decidono di costituire una società. Longarini propose partecipazioni di maggioranza incrociate: Pianesi avrebbe costituito con la maggioranza dell’80% la Giulio Pianesi Srl, partecipata da Longarini al 20%. A Longarini sarebbe restato l’Adriatica Costruzioni Srl con l’80% mentre il socio avrebbe controllato il restante 20% e la scelta di dividere tra le due società, i lavori in corso.

L’ing. Pianesi, come racconta Longarini, dopo due mesi di approfondite analisi della contabilità aziendale con il personale interno e consulenti esterni, preferì una soluzione più personale dividendo completamente le due società senza partecipazioni reciproche. Pianesi gli propose poi di acquistare la sua partecipazione del 50% nella Adriatica Costruzioni Srl chiedendo per le quote e la dilazione di pagamento, il rilascio di cambiali per circa 30 milioni di lire con doppia firma perché così la Cassa di Risparmio di Jesi avrebbe potuto scontarle. Longarini decise di accettare le condizioni poste dal suo socio, ma ebbe subito ben chiaro in testa che non avrebbe mai firmato cambiali per ogni attività che avrei intrapreso. Perciò si riservò nel dare una risposta avventata. Sciolse poi la riserva grazie all’intervento di suo cognato e di suo padre, che firmarono le suddette cambiali.

Il primo marzo 1961 Pianesi insieme a Longarini si recarono presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura di Ancona per presentare al direttore il nuovo assetto sociale.  Il direttore, come ricorda l’imprenditore, prese atto del cambiamento e disse che l’Adriatica Costruzioni doveva rientrare del fido. In qualità di Amministratore Unico e proprietario della società chiesi al Direttore quanto tempo gli avrebbe concesso. Otto giorni. Soltanto otto giorni.

Longarini non si lasciò scoraggiare e capì che da quel momento, essendo libero da vincoli societari, avrebbe dovuto prendere decisioni immediate e soprattutto correre per realizzarle. Ricorda infatti che il primo passo di quella ardita avventura fu l’acquisto immediato di un’auto nuova che sostituisse la sua Fiat 1100, uguale a quella dell’Ingegnere Pianesi, che non aveva mai cambiato per doveroso riguardo nei suoi confronti. Uscito dalla banca si diresse verso la concessionaria Alfa Romeo dove acquistò un’Alfa 1600, auto veloce e potente, indispensabile anche per potersi muovere rapidamente e recarsi in breve tempo nei cantieri.  Da quel momento avrebbe infatti dovuto seguire anche i lavori di costruzione dell’acquedotto di Perugia, la più difficile opera in corso, che era diretta dall’ingegner Giulio Pianesi.

Edoardo Longarini, tornato negli uffici di Falconara Marittima dalla concessionaria, trovò un telegramma del Genio civile di Perugia che lo invitava a presentarsi il 3 ed il 4 marzo a Perugia per un sopralluogo dell’acquedotto, sollecitato anche dal nuovo provveditore che voleva rendersi conto dello stato dei lavori e delle difficoltà incontrate durante l’esecuzione.

“Il 3 marzo – racconta l’imprenditore – mi recai con la nuova auto a Perugia per il sopralluogo con le autorità del ministero dei Lavori pubblici. Erano presenti il provveditore, ispettore generale, ingegnere capo del genio civile, l’ingegnere direttore dei lavori, il geometra del genio civile addetto a seguire i lavori, ed in fine il sindaco di Perugia ed il vice sindaco di Assisi che avrebbero poi preso in consegna e gestito l’opera una volta terminata. Dopo il sopralluogo, all’imbrunire della seconda giornata, davanti ad una tazza di tè nell’albergo dove soggiornava Pianesi, le autorità espressero la preoccupazione per i ritardi nei lavori. Per ben tre volte chiesi al provveditore, il più alto in grado della riunione, se potevo esprimermi liberamente, com’ero e sono sempre stato abituato a fare. Una volta ottenuta la sua autorizzazione, spiegai con veemenza ai presenti che i presunti ritardi del cantiere sull’acquedotto Assisi-Perugia-Corciano-Magione, non erano imputabili alla società costruttrice, bensì all’organizzazione tecnica del Genio Civile. Feci poi presente tutti gli inconvenienti che si erano riscontrati nell’attuazione del lavori”.

Per risparmiare sull’acquisto, l’amministrazione pubblica aveva eseguito in proprio la consegna delle tubazioni e del resto del materiale necessario per la costruzione dell’acquedotto. Quindi nonostante fossero stati presi in consegna i lavori nel maggio 1960 le tubazioni e gli altri materiali non arrivarono prima dell’agosto, quindi con ben 100 giorni di ritardo e peraltro con diversi errori nelle forniture. Infatti, nonostante la pressione dell’acqua nelle tubazioni alla sorgente nei pressi di Nocera-Umbra fosse di pochissime atmosfere, quando furono eseguiti i collaudi parziali (che, per contratto, devono avvenire ogni 1500-2000 metri di lunghezza) con sole cinque atmosfere superiori alla normale pressione di esercizio le tubature si sollevarono. Per questo motivo l’impresa fu obbligata ad estrarre i tubi, ripristinare lo scavo, riposizionare i nuovi tubi e riempire di nuovo parzialmente lo scavo per tenere ferme le tubazioni. Tutto questo avvenne perché era stata sbagliata da parte del Genio Civile la fornitura delle guarnizioni che, invece di essere di classe A, erano di classe B.  Per questo, nonostante fossero state poste in opera dal tecnico specializzato della ditta fornitrice dei tubi stessi, come era previsto dal contratto stipulato con il Ministero dei Lavori Pubblici, non avrebbero mai potuto reggere la massima pressione necessaria.

Dopo l’elenco degli errori e delle omissioni, Longarini si prese comunque la responsabilità di assicurare la conclusione dei lavori nei tempi previsti, cioè entro e non oltre il 30 novembre 1961. Ma dovette anche precisare che l’amministrazione dell’impresa doveva far fronte alle proprie obbligazioni e che quindi era necessario che si cominciasse a pagare regolarmente per permettere all’impresa di lavorare nelle migliori condizioni. Fu a questo punto che il provveditore comprese le difficoltà incontrate dall’impresa nell’esecuzione di tali opere. Difficoltà oggettivamente ostacolanti, come spiegò un partecipante all’incontro con queste precise parole: “Sarebbe stato preferibile fare una guerra piuttosto che eseguire lavori in queste condizioni”. Il provveditore ordinò all’ingegnere capo di disporre immediatamente il pagamento del primo stato di avanzamento dei lavori. La somma fu depositata il 7 marzo presso la sede della Banca d’Italia di Perugia, in tempo utile perché l’Adriatica Costruzioni potesse incassare e quindi estinguere, addirittura con un giorno di anticipo rispetto agli 8 giorni concessi dalla banca, il debito con la BNA di Ancona a seguito della revoca degli affidamenti.

“Dopo circa cinque mesi dalla chiusura del conto – racconta ancora Longarini – avendo incassato altri stati di avanzamento dei lavori stradali in corso e dello stesso acquedotto, feci richiesta di udienza con il direttore della BNA e, dopo avergli riferito dei suddetti incassi, gli dissi di avere una disponibilità di 50.000.000 di lire circa, e quindi gli chiesi un consiglio su come utilizzarli. Il Direttore non poté che rimanere sorpreso, fece un balzo dalla poltrona in cui sedeva e mi venne incontro per stringermi la mano e per complimentarmi dei risultati inaspettatamente ottenuti. Per tentare di discolparsi mi disse che qualcuno si era pronunciato a mio sfavore, convinto che non avrei potuto farcela.   Risposi sinceramente e alleggerito dalla certezza di esser ormai uscito dalla tempesta, affermando che con il cappio al collo che mi aveva messo, obbligandomi a rientrare entro 8 giorni, la situazione sarebbe potuta sfuggirmi di mano se non mi fossi applicato al lavoro con profonda dedizione ma soprattutto con notevole convinzione”.

Nel frattempo l’Ing. Pianesi vinse, con la Sua società, la costruzione del nuovo campo sportivo di Falconara Marittima, il cui pagamento è stabilito con la consegna del vecchio campo sportivo esistente al centro della città e con il conseguente cambiamento della destinazione d’uso del terreno da sportivo a residenziale.

Senonché il Comune di Falconara, che aveva adottato la delibera di modifica dell’uso del terreno, la inviò alla Prefettura per l’approvazione. Ma quando ritornò, approvata dal Controllo Prefettizio, si dimenticò di mandarla all’approvazione del Ministero dei Lavori Pubblici affinché il Ministero potesse approvare con un decreto il cambio di destinazione d’uso.

“Nel frattempo l’Ing. Pianesi – racconta ancora Longarini –  non volendo più edificare su quella che era ormai una sua area, mi chiese se fossi interessato a comprarla, concedendomi un’opzione condizionata al cambio di destinazione per l’importo di tutta l’area per 70.000.000 di lire”.

“Improvvisamente l’Ing Pianesi si accorse che la pratica, anziché essere stata inviata al Ministero, era ancora nelle mani del Comune e nonostante avessi già fatto eseguire i progetti per poter valutare l’opera, non potei andare avanti perché mancavano i presupposti per l’uso dell’area. A questo punto l’Ing. Pianesi, preoccupato per la situazione, mi chiese di poterlo assistere nella risoluzione del problema. Per confortarlo nelle difficoltà incontrate nel suo primo lavoro con la sua nuova impresa, decisi di accompagnarlo a Roma insieme all’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Falconara Marittima Rovaldo Strazzi, che conoscevo da tempo, avendo frequentato la sua stessa classe, dalla seconda alla quinta elementare. Il primo anno lo saltai grazie al conseguimento di alcuni esami. Chiesi quindi all’Assessore Strazzi che si facesse ricevere da Nenni, affinché prospettasse al Ministro dei Lavori Pubblici, le difficoltà in cui si trovava il Comune di Falconara Marittima, per il mancato passaggio di legge”.

Al primo Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il Direttore Generale Dr. Martuscelli essendo stato edotto che il cambio di destinazione, non era una speculazione di privati, bensì un’iniziativa dell’amministrazione Comunale di Falconara, che aveva sì l’impegno di pagare con la vecchia area il nuovo campo sportivo, ma anche che, nel caso in cui non si fosse cambiata la destinazione d’uso, non sarebbe stato in grado di rispondere all’impegno preso.

Così il Direttore Martuscelli riportò nuovamente al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici la pratica e, durante la seduta, spiegò il motivo per il quale fu costretto a riesaminare la pratica stessa. Ritenne però di dover modificare la richiesta riducendo l’altezza dei fabbricati da 27 a 24 metri – un piano in meno per ogni lotto.

“Dopo tre giorni di permanenza a Roma, io, l’Assessore e l’Ing. Pianesi tornammo a Falconara Marittima e poco tempo dopo venne emesso il decreto dal Ministero dei Lavori Pubblici, con la sopracitata modifica nell’altezza. A questo punto esercitai l’opzione contratta con l’Ing. Pianesi e, sebbene l’operazione fosse stata parzialmente limitata con la riduzione delle altezze, non chiesi alcuna diminuzione del prezzo e pagai, al mio ex socio, la somma di 70.000.000 di lire”.

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Come si arriva alle Concessioni

“In quel periodo – racconta sempre Longarini – stavamo eseguendo dei lavori stradali da me diretti a Falconara Marittima con notevoli difficoltà, poiché tutte le strade bianche, che dal mare portavano verso la collina, erano perpendicolari al mare e quindi con pendenze notevoli e con conseguenti ed inevitabili maggiori difficoltà di esecuzione”.

“Il Geom. Giorgio Giorgi, che conoscevo e che nei momenti liberi ci dava generosamente una mano, mi chiese perché mi applicassi in questi lavori particolarmente impegnativi e non nei Piani di Ricostruzioni che sono generalmente più semplici. Mi disse poi che ad Ancona una società di Roma di nome ENCALPIR, i cui proprietari erano infatti tre signori romani, stava realizzando il 1° e 2° lotto del Piano di Ricostruzione, i cui lavori però venivano eseguiti per loro conto dall’Impresa Lanari di Osimo che, conosciuto il meccanismo, proseguì direttamente l’esecuzione del 3°-4°-5° e 6° lotto”.

“Cominciai ad informarmi e nel momento in cui ci fu un riparto dei fondi e l’Impresa Lanari non era più interessata, venni a conoscenza del fatto che il Ministero cercasse un nuovo concessionario. Decisi così di farmi avanti, essendo già conosciuto ed apprezzato per i lavori eseguiti per conto del Ministero stesso nell’esecuzione dell’acquedotto di Assisi-Perugia-Corciano e Magione. Ebbi molte perplessità riguardo al fatto di lavorare ad Ancona, dove nel frattempo avevo costruito la casa in cui mi ero trasferito. Preferii così avere un lotto di lavori a Civitanova Marche per 100.000.000 di lire.   I lavori furono eseguiti talmente bene che anche il Comune di Macerata, impressionato da una tale impeccabile esecuzione, cercò di usufruire della legge quadro 1402 del 27/10/1951 sui Piani di Ricostruzione degli abitati danneggiati dalla guerra, chiedendo perfino al Ministero che il Concessionario fosse lo stesso di Civitanova Marche“.

“Successivamente fu lo stesso Ministero a chiederci di poter fare il concessionario per il 2° lotto del Comune di Ariano Irpino, dato che il concessionario che aveva eseguito il 1° lotto non era più gradito al Comune stesso per le opere eseguite. Accettammo, nonostante per noi fosse piuttosto difficile installarci ad Ariano Irpino. Sprovvista di agevoli strade di accesso, era un tri-colle con un’altezza di ca. 800 metri, ed una città sicuramente bisognosa di lavori. Bastava un centimetro di neve per bloccare il traffico. Questo accadeva perché le pendenze delle strade raggiugevano anche il 14%, pendenze che rendevano la circolazione praticamente impossibile. Ma, viste le sollecitazioni, rispondemmo positivamente al Ministero che ci affidò l’esecuzione del 3° e 4° lotto”.

“Nel frattempo il Sindaco di Ancona, Trifogli, mi chiese perché lavorassi a Civitanova Marche, Macerata ed Ariano Irpino e non ad Ancona, che pure aveva particolare bisogno di ricostruire le infrastrutture stradali”.

E così, nel 1977, prende il via l’avventura (meglio, le disavventure) legate al piano per la ricostruzione di Ancona.

Nonostante l’approvazione da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, i decreti di affidamento dei lavori non verranno mai firmati. All’improvviso, lo Stato cambia condotta: forse per esigenze di cassa, si sceglie di annientare il costruttore piuttosto che sedere ad un tavolo, rispettando il principio dl contraddittorio. Al proposito, noterà il Consiglio di Stato (sentenza 671/99 confermata dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite con sentenza n.10643 del 2/8/2001), che “in violazione del chiaro disposto dell’articolo 7 della legge 241 del 1990, la società appellante pur evidentemente interessata al procedimento di annullamento di cui si discute, ne è stata tenuta all’oscuro, senza possibilità di esporre le proprie ragioni. La rilevata omissione del contraddittorio è ancor più rilevante ove si consideri che,  con il parere espresso dalla seconda sezione del Consiglio di Stato, n.1208/91 dell’11 dicembre 1991, pure citato nel preambolo del decreto impugnato 992/S, era stato rimesso all’apprezzamento dell’Amministrazione in ordine all’ipotesi di autotutela, l’accertamento dello stato di avanzamento dei lavori e del puntuale adempimento delle obbligazioni assunte dal concessionario”.

Intanto, una delibera del Consiglio comunale annullerà tutte le concessioni della Adriatica Costruzioni per il piano di ricostruzione. Inizia così una vicenda che ha rischiato di affossare uno dei gruppi imprenditoriali a suo tempo  più solidi del centro Italia.

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I risarcimenti

Longarini, processato in sede penale per il solo progetto di completamento del settimo lotto (il collegamento Nord-Sud della città di Ancona voluto dal Comune) ha rivendicato da allora il risarcimento per i danni derivati dall’illegittimo comportamento dello Stato che ha cancellato, senza alcuna verifica dei lavori e senza contraddittorio con il concessionario, ogni decreto di concessione, anche quelli che non sono stati oggetto di procedimento penale. Nel 2005 la Corte d’Appello di Roma gli ha dato ragione. Per la determinazione dell’entità del risarcimento, si tiene conto anche della chiusura delle “Gazzette”, il progetto editoriale tramontato per le difficoltà finanziare dell’imprenditore.

Da allora la battaglia si è spostata sul risarcimento per i danni subiti. Longarini, risarcito con 250 milioni (267 con gli interessi) per i lodi relativi ai lavori a Macerata e Ariano Irpino, avanza, sulla base del lodo arbitrale, un risarcimento di oltre 1,2 miliardi per le opere eseguite e per quelle che non ha potuto eseguire ad Ancona, nonché per i danni che hanno provocato il fallimento delle iniziative editoriali e messo a rischio un gruppo costituito da 73 società attive dal commercio alle costruzioni passando per l’editoria e la nautica.

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Longarini editore

Edoardo Longarini è stato un attivo protagonista nel mondo dei media fin dall’adesione alla cordata allestita da Victor Uckmar per lanciare un’offerta sulla Rizzoli. In seguito, ha partecipato al capitale di Odeon tv e del Corriere dell’Umbria.    

Ma più avanti, dalla seconda metà degli anni Ottanta, hanno preso il via i cospicui investimenti della Adriatica Costruzioni nel settore dei media: nel 1987 rileva Galassia Tv che rafforza con l’acquisto di altre emittenti con l’obiettivo di creare una tv leader nel Centro Italia. L’emittente, che pure aveva ottenuto la concessione ai sensi della legge Mammì, verrà travolta nel 1992 dalla crisi di liquidità del gruppo Longarini.

Ancor più drammatica la crisi delle Gazzette cui sono venuti a mancare, causa l’atteggiamento del ministero dei Lavori Pubblici, i mezzi finanziari nel momento decisivo per il decollo sul mercato. La società Edizioni Locali era stata creata con l’obiettivo di pubblicare testate sull’intero territorio italiano, con una Gazzetta in ciascuna delle 110 province. La società al momento dell’interruzione dell’attività pubblicava 17 Gazzette, forte di una redazione nazionale a Roma, uffici distaccati nelle varie sedi (per un totale di 110 giornalisti) e di un moderno centro stampa a Forlì con piani dettagliati di espansione sia nel Nord Est (per l’edizione di  Vicenza era già stato predisposto il centro stampa e scelti i giornalisti) che nel Mezzogiorno. Ma il progetto, totalmente innovativo nel panorama editoriale italiano, richiedeva in sede di avvio forti iniezioni di capitale da parte dei soci per ripianare le inevitabili perdite in sede di start-up. E così il meccanismo si è inceppato quando il ministero ha negato, ritardato o annullato provvedimenti dovuti per precedenti accordi.

E così sono saltate le Edizioni Locali, che poteva diventare il maggior network nazionale di testate locali sostenuto dalla costante copertura delle perdite, l’acquisto di stabilimenti industriali e di macchinari per la stampa oltre che dalla massa critica garantita dalle nuove aperture.

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Gli yacht più verdi al mondo

Il mare è un vecchio amore di Edoardo Longarini fin dall’adolescenza. “Da ragazzo –ricorda – io e i miei amici avevamo costruito due barche in un piccolo cantiere”. La prima esperienza “seria” coincide con l’ingresso nei cantieri Nicolini “che costruì i migliori superyacht del mondo, compreso Doha, costruito per lo sceicco al Thani, destinato a guidare il Qatar.

Ma la vera avventura coincide con l’ingresso nei cantieri di Viareggio. Qui prendono corpo, sotto la regia della figlia Cristiana, la responsabile del business del mare, i gioielli di “VSY”. Come Stella Maris, 72 metri di lunghezza, concentrato di tecnologia e di lusso premiato nella rassegna più importante a Fort Lauderdale (Florida) ma, soprattutto, insignito dalle Nazioni Unite del riconoscimento alla “Blue Solution” per eccellenza, frutto delle attività di ricerca. Stella Maris è il risultato di una filosofia che copre sia i processi di produzione che la scelta dei materiali, oltre all’eccellenza artigiana del made in Italy che caratterizza gli arredi. Ma la vera novità consiste nel progetto della water evolution: il superyacht, da fonte di inquinamento del mare causa gli alti consumi, si trasforma in un alleato dell’ecologia, piattaforma per sostenere le ricerche.

I cantieri sarebbero stati pronti per un nuovo progetto: un superyacht di 111 metri alimentato ad idrogeno, con un impatto ambientale ancor più ridotto. Ma l’impari lotta tra lo Stato e Longarini ha comportato inimmaginabili ed incommensurabili disagi personali e finanziari che non gli hanno permesso di realizzare anche questo sogno.

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