L’audizione parlamentare di Longarini

Nella seduta del 7 marzo del 1991 il Parlamento ascoltò le ragioni di Edoardo Longarini in merito alla vicenda dei piani di ricostruzione postbellica relativi alla città di Ancona e dei relativi problemi con il Comune e con il ministero dei Lavori pubblici. Riportiamo di seguito il resoconto dell’audizione svoltasi presso l’Ottava commissione permanente (qui il documento originale).

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Seduta di giovedì 7 marzo 1991


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIUSEPPE BOTTA

INDI

DEL VICEPRESIDENTE GABRIELE PIERMARTINI

Audizione del ragionier Edoardo Longarini, dell’impresa Adriatica costruzioni srl.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui piani di ricostruzione postbellica, l’audizione del ragionier Edoardo Longarini, dell’impresa Adriatica costruzioni Srl.

Desidero in primo luogo ringraziare il nostro ospite per aver aderito all’invito della Commissione. I piani di ricostruzione postbellici rappresentano una questione che interessa l’intero territorio nazionale, anche se, al di fuori del nostro ambito, può sembrare fuori luogo parlare ancora di piani di ricostruzione dopo oltre 45 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Comunque, la situazione è particolarmente delicata in alcune località, tra cui Ancona, dove oltre ai piani di ricostruzione sono stati predisposti piani di sviluppo per far fronte agli eventi sismici e franosi degli anni scorsi, in rapporto ai quali il Parlamento ha approvato alcune leggi speciali.

In tale contesto si inserisce la motivazione delle nostre audizioni, che riguardano il sistema di realizzazione di tali opere attraverso lo strumento della concessione, che, in linea di massima, appare condivisibile in quanto idoneo a conseguire risultati positivi, anche se la nostra indagine conoscitiva sta evidenziando che i risultati non sono poi molto positivi.

Comunque, sul merito delle questioni si soffermeranno i colleghi. che meglio di me hanno seguito l’intera vicenda e conoscono bene la situazione.

Finora abbiamo ascoltato i rappresentanti delle istituzioni locali, il ministro dei lavori pubblici, i dirigenti dello stesso dicastero e alcuni imprenditori, uno dei quali è presente oggi. Egli tra l’altro, secondo quanto risulta dai dibattiti finora svoltisi, si configura come il protagonista della situazione (non so se nel bene o nel male).

Comunque, ci interessa in primo luogo sapere se l’imprenditore presente oggi abbia eseguito lavori ancora non coperti da finanziamento. In sostanza, vorremmo avere alcuni chiarimenti in ordine alla famosa legge n. 363 del 1984, o meglio all’articolo 13-novies decies della stessa, che rappresenta in qualche modo la chiave di volta dell’intera situazione. Sembra, infatti, che si sia creata una situazione in base alla quale le ordinanze o le delibere del consiglio comunale pongono il Ministero nella condizione di pagare conti a pié di lista senza avere la possibilità di esercitare controlli.

D’altra parte, secondo i dati dello stesso Ministero, alcune opere sarebbero in corso mentre altre dovrebbero essere realizzate, per un importo notevole, tra Ancona, Macerata e Ariano Irpino. In ordine a queste ultime opere l’imprenditore Longarini si configura in qualche modo come il protagonista della loro realizzazione.

Inoltre, una sentenza del pretore di Roma comporta la necessità di alcune decisioni da parte del Ministero dei lavori pubblici.

Dopo aver svolto questa breve premessa, cedo la parola al ragionier Longarini.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Signor presidente, onorevoli deputati, desidero innanzitutto ringraziare la Commissione per averci invitati all’audizione odierna, che si inserisce nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui piani di ricostruzione postbellica, offrendoci l’attesa opportunità di recare dinanzi ad un’autorevole organismo parlamentare un contributo che concorra alla chiarezza ed alla trasparenza dell’intera questione.

L’Adriatica costruzioni è da oltre trent’anni ente concessionario del Ministero dei lavori pubblici per la realizzazione di tali opere. In questa veste essa ha svolto la propria attività con scrupolo e capacità tecnica, finanziaria ed organizzativa, ricevendo notevoli consensi.

Non leggerò per intero la relazione che ho predisposto, ma preannuncio fin d’ora che lascerò alla Commissione un’ampia documentazione anche perché farò riferimento ad una serie di atti: in particolare, vorrei citare la nota del comune di Ariano Irpino n. 17508 (allegato n.1), la nota del comune di Ancona n. 39979 (allegato n. 2), nonché il verbale di consegna delle opere ·al comune di Ancona (allegato n. 3).

Comunque, sia il ministro concedente sia le commissioni di collaudo, come risulta dal verbale di visita n. 3 (allegato D. 4), non hanno mai avuto osservazioni di alcun genere da muovere, sia pure in un così lungo arco di tempo in ordine alla qualità dei lavori eseguiti.

Da ultimo, la società è divenuta oggetto di una forsennata campagna denigratoria, che con ogni mezzo ha voluto comprometterne l’immagine conquistata con anni di duro ed onesto lavoro, di assoluta affidabilità e corrispondenza all’interesse generale, giungendo a veri e propri travisamenti di fatti e a capziose interpretazioni di legge. Anche la sopportazione ed il senso civico verso gli interessi della città di Ancona, unito al senso di responsabilità, che rifugge da verbose polemiche, ci hanno imposto la disciplina di un sofferto silenzio, che ora non ha più ragione di sussistere al cospetto di codesta Commissione, che è sicura garanzia di imparzialità e di rispetto di una legge voluta dal Parlamento.

Nel raccogliere la documentazione che presentiamo alla Commissione, ci ha colto un senso di vero sgomento nel constatare come un persistente atteggiamento calunnioso sia riuscito a falsare la verità con argomenti scandalistici, dei quali può far ragione solo la massima espressione che nello Stato di diritto è collocata nel Parlamento, depositario del potere legislativo.

In tale intento abbiamo redatto la presente memoria, che sottoponiamo all’attenzione della Commissione e che ri-. guarda, in gran parte, il piano di ricostruzione di Ancona, attorno al quale è stato suscitato il più ampio clamore.

Non mi dilungo ulteriormente nell’illustrazione dei documenti che lasciamo agli atti della Commissione e mi dichiaro ora disponibile a rispondere alle domande dei membri della Commissione.

PRESIDENTE. Ringrazio il ragionier Longarini per la sua relazione. Passando alle domande, vorrei innanzitutto chiederle quali siano le somme esposte e non coperte da finanziamenti con riferimento ai lavori in corso ad Ancona, Macerata ed Ariano Irpino.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Abbiamo in corso tre lavori: Macerata, Ariano Irpino ed Ancona (il più importante). Per quanto riguarda Macerata, siamo bloccati con un progetto approvato nel 1975, che incontra difficoltà a· procedere per carenza di finanziamenti: era stato emanato un decreto legge che avrebbe consentito il finanziamento dei progetti con determinate caratteristiche, ma non è stato convertito in legge dal Parlamento, per cui le somme previste di circa 200 miliardi sono andate in economia. Quindi, stiamo procedendo, ma mancano quei fondi che, appunto, sono andati in economia.

Per quanto concerne Ariano Irpino, abbiamo eseguito diversi lotti e sono ora in corso alcuni lavori: essendo subentrata, anche per questo comune, l’agevolazione dell’articolo 13-novies decies della legge n. 363 del 1984, abbiamo elaborato, su ordine dell’amministrazione comunale, un progetto, approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, ed ora siamo in attesa del relativo decreto ministeriale.

Analoga è la situazione di Ancona, sulla quale è forse bene dilungarsi un po’ di più. Ad indigenza di un decreto per circa 20 miliardi, nel 1980, l’amministrazione comunale, ritenendo di risolvere i problemi relativi alla viabilità con lo strumento del piano di ricostruzione, chiese, con la delibera n. 750, l’ulteriore intervento dello Stato per l’attuazione dell’intero piano di ricostruzione, obbligandosi a rimborsare allo Stato tutte le somme che fossero state anticipate in conformità della legge allora vigente, la n. 1402 del 1951, impegnandoci a mettere a disposizione le relative delegazioni.

In base alla legge n. 1402 infatti, lo Stato si sostituisce ai comuni nell’intervento, totale o parziale, dei piani di ricostruzione, ed i comuni rimborsano in trenta annualità a partire dal terzo anno dopo il collaudo.

Cito una parte della delibera n. 750: <Considerando che tali difficoltà viarie non possono più essere tollerate, per cui si rende assolutamente necessario realizzare l’intera viabilità di uscita dalla città, usufruendo del tratto in corso da utilizzare quale asse portante con la realizzazione di un asse nord-sud che colleghi agilmente e rapidamente le zone produttive a nord della città nelle adiacenze portuali, ed alla viabilità nazionale fino alla frana Balducci, con quelle a sud fino al casello di Ancona sud, delibera di richiedere l’ulteriore intervento dello Stato e di ordinare all’ente concessionario dei lavori Adriatica costruzioni di Ancona, la quale deve eseguire, in attuazione del piano di ricostruzione questa opera … >; in sostanza, è stato ordinato un progetto di ampliamento dei lavori.

In conformità della delibera, abbiamo elaborato un progetto, che è stato approvato sia dall’amministrazione comunale, sia dal Consiglio superiore dei lavori pubblici; dopo l’entrata in vigore della legge n. 363 del 1984, il ministero ha emanato il relativo decreto, anche se con otto mesi di ritardo. Tale ritardo, però, ha creato notevoli scompensi: a nostro avviso, il ministero non si è scrupolosamente attenuto al dettato della legge ed infatti abbiamo presentato ricorso dinanzi al TAR del Lazio contro il decreto emanato in ritardo, nonché sostanzialmente “monco”.

Quella delineata è sinteticamente la situazione dei tre piani in corso.

PRESIDENTE. Cominciando con il caso di Ariano Irpino, il ragionier Longarini ha affermato che si è atteso che il ministero provvedesse al finanziamento: qual è l’importo di tale finanziamento?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Circa 200 miliardi.

PRESIDENTE. Lo stesso per quanto rigarda Macerata?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Sì.

PRESIDENTE. Per quanto concerne Ancona?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Per Ancona, si tratta di una somma superiore.

PRESIDENTE. La delibera n. 750 contiene termini quali <ordinare> o <deve eseguire>: essi si riferiscono ai progetti o ai lavori?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Sia ai progetti, sia ai lavori; bisogna ordinare la progettazione ed eseguire i lavori. Leggo dalla delibera n. 750: <… di redigere il progetto esecutivo relativo ai tratti di viabilità urbana compresi nel tronco stradale nord-sud, che colleghi a nord la viabilità nella zona portuale con la statale n. 16 adriatica, con sovrappasso della ferrovia all’altezza della frana Balducci, e a sud le zone industriali e commerciali … ed il casello autostradale di Ancona sud, il tutto così come meglio individuato nell’allegata planimetria>; tale planimetria ci è stata immediatamente trasmessa.

PRESIDENTE. A quanto ammonta l’importo di queste opere da ordinare ed eseguire?

EDOARDO LONGARINI, dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Sostanzialmente, da quanto è già stato decretato mancano i <famosi> 450 miliardi. Comunque, la relativa delibera risale al 1981. Conseguentemente, quando è stata approvata la legge in questione che, come risulta dagli atti, era voluta soprattutto dagli amministratori comunali e dai parlamentari (lo sostiene il sindaco di Ancona), il progetto si trovava in una condizione tale da rendere possibile l’immediata emissione del decreto.

Lo stesso giorno in cui fu emanata la legge, il 24 luglio 1984, come risulta dall’allegato n. 40, il sindaco di Ancona scrisse al ministro dei lavori pubblici, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al presidente della giunta regionale, con riferimento alla legge approvata dal Parlamento, sostenendo che <ciò premesso, si prega l’onorevole ministro dei lavori pubblici, essendo venuti meno i motivi che in passato non avevano permesso l’emissione del decreto di approvazione, che, in conformità di quanto disposto da questa amministrazione comunale con le citate delibere n. 90, 1199 e 750, ed in ottemperanza di quanto previsto dalla richiamata legge 19 luglio 1984 (in realtà quella legge reca la data del 24 luglio dello stesso anno), provveda cortesemente all’immediata emissione del decreto di finanziamento, così come approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici con la citata delibera n. 209 del 1981>.

Il comune di Ancona, pertanto, si è limitato a chiedere l’applicazione di quanto previsto dalla legge.

PRESIDENTE. In quale data fu emessa la delibera n. 750?

EDOARDO LONGARINI, dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. La delibera risale al 12 maggio 1981.

PRESIDENTE. Sarà necessario procedere all’audizione del sindaco allora in carica.

GIUSEPPE RUBINACCI. Avevo avanzato una richiesta in tal senso, che risulta agli atti.

LUANA ANGELONI. Qual è il contenuto della delibera n. 750?

EDOARDO LONGARINI, dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Con la suddetta delibera si decide di <richiedere l’ulteriore intervento dello Stato ai sensi delle leggi vigenti, ed in particolare dell’articolo 15 della legge 27 ottobre 1951, n. 1402, per l’esecuzione dei lavori del settimo lotto del piano di ricostruzione di Ancona; di assumere pertanto l’impegno di rimborsare allo Stato tutte le somme, anche per revisione prezzi, che saranno dallo Stato anticipate per l’attuazione dell’intero piano di ricostruzione della città di Ancona, in trenta annualità costanti senza interessi decorrenti dal terzo anno successivo a quello di redazione del verbale di collaudo, ai sensi della legge del 1951; di assumere l’impegno di vincolare i cespiti delegabili per una tangente corrispondente all’annualità dovuta allo Stato per il rimborso delle” anticipazioni per l’attuazione del piano di ricostruzione ai sensi delle leggi vigenti; di assumere l’impegno di rilasciare a suo tempo un corrispondente numero di delegazioni tratte sui cespiti delegabili; di ordinare all’Adriatica costruzioni Ancona, ente concessionario dei lavori, la quale deve eseguire in attuazione del piano di ricostruzione i lavori approvati da questa amministrazione comunale con la presente delibera nonché con quelle citate nelle premesse; di redigere il progetto esecutivo relativo ai tratti di viabilità urbana compresi nel tronco stradale nord-sud che colleghi a nord la viabilità nella zona portuale con la strada statale n. 16, con sovrappasso della ferrovia all’altezza della frana Barducci, ed a sud le zone industriali e commerciali della Baraccola e del casello autostradale di Ancona sud, il tutto come meglio indicato nell’allegata planimetria, da redigersi quale completamento dei lavori in corso con il piano di ricostruzione>.

Nella stessa delibera si richiede anche al Ministero dei lavori pubblici di disporre, una volta venuto in possesso di tale progetto, la sollecita approvazione del relativo finanziamento. Lo stesso giorno (il 12 maggio) ci fu inviata da parte del comune di Ancona la seguente lettera: <In riferimento alle precorse intese allegate alla presente, si rimette copia della delibera n. 750 con preghiera di dare immediato corso a quanto in essa richiesto ( … )>. Alla lettera è stata allegata una planimetria nella quale è compreso (questo è il motivo della mia amarezza) anche l’asse attrezzato in riferimento al quale, poiché il Ministero dei lavori pubblici non aveva emesso immediatamente il relativo decreto, come previsto dalla legge, l’amministrazione comunale in un secondo momento ha ritenuto di usufruire di 50 miliardi già stanziati a favore dell’ANAS per iniziare la suddetta opera, sottraendoci qualcosa che consideravamo già nostro; infatti, è ancora in corso un procedimento che ci vede opposti al ministero.

PRESIDENTE. Successivamente sono state adottate altre delibere analoghe a quella su cui ci siamo soffermati?

EDOARDO LONGARINI, dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Per esigenze di chiarezza, nella memoria illustrativa che lascerò alla Commissione ho provveduto ad un riepilogo delle delibere più rappresentative ed incisive del comune di Ancona, che sono circa quaranta.

GIUSEPPE RUBINACCI. Vorrei riallacciarmi ad un’affermazione dell’imprenditore Longarini, che finalmente ho il piacere di conoscere personalmente.

Desidero premettere che ho presentato un’interrogazione, probabilmente molto <cattiva>, in quanto non conoscevo bene lo stato dei fatti. Volutamente, però, presentai quell’interrogazione, concepita in quel modo, ed alla quale ancora non ho ricevuto risposta, poiché desideravo che emergesse interamente la questione; infatti, attraverso alcuni comunicati stampa, affermai che era indispensabile che <venissero fuori> i nomi dei politici nel libro paga della ditta Longarini.

Sno stato dunque, effettivamente, molto <cattivo>, ma ritengo che ora stiamo arrivando ad alcuni chiarimenti. Ritengo che un punto di partenza possa essere rappresentato dalle parole di stamane del ragionier Longarini: <doveroso silenzio che non ha più ragione di essere>. A parte il fatto che i documenti disponibili devono essere acquisiti agli atti della Commissione, non a caso, già in passato, chiesi ed ottenni la delibera n. 750: infatti, seguendo anche le interrogazioni di altri colleghi, avevo ben compreso che il nocciolo della questione era contenuto, appunto, nella delibera n. 750.

Conosciamo tutte le difficoltà in cui si trovano oggi gli imprenditori, soprattutto quelli edili, costretti come sono ad operare tra l’incudine ed il martello nell’odierna realtà italiana: si tratta di enormi difficoltà ed a volte non mi rendo conto di come riescano ad andare avanti e ad alimentare tutto un sistema che, comunque, alla fine, grava sul consumatore.

Per tali motivi, slamo perplessi di fronte allo strumento della concessione diretta: infatti, benché le gare di appalto non assicurino particolari garanzie, indubbiamente sono aperte e tutti possono concorrere.

PRESIDENTE. Molto dipende dal bando della gara di appalto.

GIUSEPPE RUBINACCI. Esattamente; in sostanza, quindi, vi è una certa contrarietà allo strumento della concessione. Comunque, sono convinto che, quando si verifica un caso di corruzione, l’imprenditore non ha mai alcuna responsabilità; quest’ultima è sempre dell’amministrazione, che consente, eventualmente attraverso i suoi atti e le sue delibere, la corruzione. Se in questo caso la corruzione si è verificata, la responsabilità è totalmente di un’amministrazione comunale che ha votato all’unanimità la delibera n. 750, quando nella mia trentennale esperienza di consigliere comunale non ho mai visto una delibera simile alla n. 750. Nel suo punto 5, infatti, il comune <ordina> alla srl Adriatica costruzioni, ente concessionario dei lavori in corso, la quale <deve> eseguire: si tratta di un editto, non di una delibera comunale!

Concludendo, ho un quadro ben preciso della situazione, ma per completarlo desidero porre alcune domande al ragionier Longarini.

La prima è la seguente: perché lei pretende di essere il concessionario unico?

La seconda concerne la seguente questione: l’onorevole Pacetti ha presentato un’interrogazione perché lei avrebbe truffato lo Stato, mascherando l’Adriatica costruzioni con l’Adriatica costruzioni Ancona, come afferma anche. l’avvocato Giorgetti.

La terza domanda è la seguente: perché il consigliere comunale comunista Duca afferma che i suoi prezzi sono più alti degli altri? E chi ha approvato tali prezzi ?

Quarta domanda: perché il provveditorato di Ancona ha stabilito un coefficiente di aggiornamento prezzi pari al 3,305, mentre secondo alcuni tale coefficiente dovrebbe essere inferiore?

Quinta domanda: perché lei ha consegnato alcune strade prima che queste venissero pagate?

Sesta domanda: secondo la sua opinione, se lo Stato non dovesse pagare le opere da lei eseguite, chi le dovrebbe pagare?

EDOARDO LONGARINI, dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Rispondendo all’onorevole Rubinacci, chiarisco in primo luogo che ci siamo imposti un <sofferto silenzio> anche se avevamo ed abbiamo la possibilità di replicare; come affermo nella mia memoria, però, nell’interesse superiore della città di Ancona, abbiamo preferito non rispondere mai.

Non avevo il piacere di conoscere personalmente l’onorevole Rubinacci, che mi ha attaccato, anche violentemente, sulla stampa ma non ho mai replicato, come non ho mai risposto a nessun altro. Quando, però, veniamo convocati dal Parlamento, che è sicura garanzia di imparzialità ed è il primo potere dello Stato, non posso che far parlare in questa sede i documenti; non desidero che i membri della Commissione ascoltino me, che posso essere di parte, ma che <ascoltino> i documenti che lasciamo agli atti della Commissione. Ci riteniamo vittime di questa situazione, ed invece veniamo passati da vittime a carnefici, e questo non è giusto: da ciò deriva il nostro <sofferto silenzio>.

Passando alla prima domanda dell’onorevole Rubinacci sulle ragioni per le quali pretendiamo di essere il concessionario unico, osservo che la legge 27 ottobre l951, n. 1402 (la normativa base sui piani di ricostruzione), all’articolo 16 prevede quanto segue: <il Ministero dei lavori pubblici ha facoltà di dare in concessione, con il pagamento della spesa in annualità, i lavori da eseguire per l’attuazione dei piani di ricostruzione>. Siamo stati, quindi nominati concessionari dal ministero, che aveva tale facoltà; d’altro canto, siamo uno dei tanti concessionari (mi consta che lo stesso ministero ha inviato alla Commissione una completa documentazione dalla quale risultano tutti i concessionari), anche se attualmente abbiamo, probabilmente, i lavori più impegnativi in corso.

La nostra nomina è stata confermata con decreti dei vari ministri che si sono succeduti nel tempo: siamo infatti concessionari da trenta anni. Nello stesso senso sono i disposti delle amministrazioni comunali: nel caso specifico di Ancona, per esempio, vi è una precisa delibera comunale, che, nonostante la meraviglia mostrata dall’onorevole Rubinacci, è conforme a quanto previsto dalla legge n.363 del 1984. Probabilmente, non si è usufruito completamente di tale normativa, poiché successivamente si è rimasti ancorati all’impostazione base, con qualche aggiunta e variante, deliberata di volta in volta dal comune (lascio agli atti della Commissione le quaranta delibere più rappresentative) per adeguare, con il passare degli anni, le previsioni urbanistiche alle nuove esigenze della città. Quest’ultima, non dimentichiamolo, è una città martoriata, poiché oltre ai circa trecento bombardamenti che l’hanno distrutta in gran parte, ha subito 11 mila scosse di terremoto ed una frana che ha colpito due interi quartieri. Quindi, non pretendiamo di essere gli unici concessionari, lo siamo, onorevole Rubinacci!

Passando alla seconda domanda, desidero precisare che l’avvocato Giorgetti è stato il legale dell’Adriatica costruzioni e dell’Adriatica costruzioni Ancona.

Vorrei altresì ricordare che l’Adriatica costruzioni è stata fondata nel 1958 sotto forma di società a responsabilità limitata, mentre l’Adriatica costruzioni Ancona srl (lascerò alla Commissione tutta la relativa documentazione) è stata istituita nel 1979 per rispondere ad esigenze organizzative funzionali alla migliore esecuzione dei lavori. Quest’ultima impresa è formata dalla stessa compagine sociale dell’Adriatica costruzioni, con lo stesso amministratore unico e direttore tecnico.

A tale riguardo, devo esprimere il mio rammarico per il fatto che sia stata avanzata l’ipotesi di una presunta truffa ai danni dello Stato, poiché in quel momento ricoprivo la carica di amministratore.

Comunque, con una lettera inviata in data 5 gennaio 1980 (allegato n. 17), l’Adriatica costruzioni, già costituita nel 1958, ha comunicato al Ministero dei lavori pubblici la formazione della nuova persona giuridica ed ha chiesto allo stesso dicastero di trasferire ad essa i rapporti nascenti dalla realizzazione del piano di ricostruzione di Ancona.

In sostanza, dovendo far fronte a diversi piani di ricostruzione e per conferire maggiore snellezza ed incisività alla nostra azione, abbiamo ritenuto opportuno costituire una società ad hoc per Ancona. Nello stesso tempo abbiamo chiesto al ministro dei lavori pubblici (in quel momento avevamo lavori in corso per 200 milioni; alcuni di questi non erano stati iniziati poiché si ponevano problemi di esproprio) di trasferire i lavori stessi all’Adriatica costruzioni Ancona, appositamente fondata.

In data 7 gennaio 1980 (allegato n. 19) la nuova società Adriatica costruzioni Ancona ha dato la propria adesione, chiedendo il riconoscimento dell’assegnazione di ogni conseguente diritto ed obbligo in caso di accoglimento da parte del ministero della suddetta richiesta. In sostanza, l’Adriatica costruzioni ha chiesto di trasferire alcuni lavori alla nuova società la quale ha dato la propria adesione subordinandola al suddetto comportamento da parte del ministero.

Con una lettera datata 11 gennaio 1980 (allegato n. 20) il ministro dei lavori pubblici scrisse: <Nulla Osta da parte di questa amministrazione all’affidamento in concessione dei succitati lavori all’Adriatica costruzioni Ancona, in riferimento alla nota del 5 gennaio dell’Adriatica costruzioni, concessionaria dei lavori di cui al decreto ministeriale n. 5617, nonché alla nota del 7 gennaio dell’Adriatica costruzioni>. In sostanza, il ministro dei lavori pubblici ha espresso il proprio parere favorevole.

In data 11 gennaio 1980, con una lettera indirizzata al comune di Ancona, al provveditorato alle opere pubbliche della stessa città e al nuovo ente Adriatica costruzioni Ancona, il ministro ha comunicato le proprie determinazioni stanziando i relativi fondi.

In riferimento alla terza domanda che mi è stata rivolta, mi rifarò alla relazione scritta che ho predisposto, nella quale si evidenzia, come punto meritevole di chiarimento, quello riguardante l’economicità dell’opera verso la quale siano prospettate possibilità di offerte straordinariamente vantaggiose. A parte il fatto che tra il dire ed il fare vi è un’incommensurabile differenza, l’enunciazione con cui ci si limita a prospettare soltanto alcuni prezzi è manifestamente capziosa, in quanto ogni operatore economico sa bene che nel rapporto di appalto convivono prezzi più vantaggiosi ed altri meno remunerativi. Conseguentemente, l’economicità del contratto deve essere valutata nell’insieme.

È altresì noto che la garanzia circa la buona esecuzione dell’opera è conseguente alla giusta remuneratività del corrispettivo, mentre risultano nocive offerte che si presentano apparentemente vantaggiose se espresse in valore assoluto.

Tale necessità è stata avvertita per altro dal legislatore, soprattutto attraverso le leggi n. 74 del 1973 e n. 584 del 1977 in cui è stata rivolta una particolare attenzione alla veridicità dell’offerta, apprestando idonei strumenti di verifica per escludere le offerte consistenti in ribassi eccessivi.

Tuttavia, se si vuole chiarire definitivamente la questione, è opportuno evidenziare che i prezzi unitari di elenco sono stati formati applicando alle specifiche analisi del progetto i costi elementari che sostanzialmente erano quelli stabiliti dall’ufficio del Genio civile di Ancona. Vi sono, infatti, alcune analisi in base alle quali presso l’ufficio competente si desumono gli elementi necessari e si determinano i prezzi.

Sulla base di tale elaborazione tecnica, proposta in progetto, i prezzi unitari sono stati sottoposti alle valutazioni di numerosi organi competenti, che li hanno riconosciuti congrui e corrispondenti a quelli correnti del mercato locale. In proposito, tra le quaranta delibere che allego alla mia esposizione, vorrei citare la n. 468 del 17 marzo 1981 (allegato n. 27), ratificata con delibera del consiglio comunale n. 661 del 7 maggio 1981 (allegato n. 28). Con tale atto il comune di Ancona delibera di approvare il progetto datato 15 maggio 1980, integrato in data 26 novembre 1980, costituito dai seguenti elaborati: capitolato, analisi dei prezzi, analisi dei nuovi prezzi, elenco dei nuovi prezzi.

Inoltre, con la delibera n. 1047 (allegato n. 74) si decise di approvare un progetto con cui tra l’altro figura l’elenco dei nuovi prezzi.

Quindi, per quanto riguarda il consigliere Duca, che ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente, mi meraviglia il fatto che egli possa aver rilasciato le dichiarazioni alle quali si è fatto riferimento, soprattutto in quanto egli è membro del consiglio comunale. Quanto al Ministero dei lavori pubblici, desidero citare il voto del Consiglio superiore dei lavori pubblici n. 756 del 31 ottobre 1976 (al riguardo, leggo un commento: sui prezzi applicati ed ammissibili, e comunque simili a quelli praticati nella zona dall’ufficio tecnico, non ricadono osservazioni>); il voto n. 182 del 19 giugno 1980; il voto n. 209 del 14 maggio 1981; la nota del 5 febbraio del servizio operativo di Ancona; la nota relativa al citato parametro di 3,305; il voto del Consiglio superiore dei lavori pubblici n. 316. Leggo inoltre quanto osservato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici: <alla luce di queste considerazioni, i nuovi prezzi presentati e corredati da apposite…>.

PRESIDENTE. Invito il ragionier Longarini a sintetizzare le proprie risposte per esigenze di tempo.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. D’accordo. Ho osservato precedentemente che il Ministero dei lavori pubblici, disattendendo, a nostro avviso, il disposto della legge 24 luglio 1984, n. 363, anziché emanare immediatamente il decreto (come prescritto appunto dalla legge approvata dal Parlamento), ha chiesto, dopo cinque mesi, un ulteriore parere al servizio tecnico operativo presso il provveditorato di Ancona. Tale ulteriore parere non è previsto dalla legge, la quale così recita: <I progetti che hanno riportato il parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici non sono soggetti ad alcun ulteriore parere sia tecnico che amministrativo, ed i relativi decreti devono essere integralmente e immediatamente emessi>. Il Genio civile di Ancona ha predisposto una relazione che ci penalizza e contro la quale abbiamo presentato ricorso al TAR del Lazio; infatti, sono stati ridotti i tempi di esecuzione, ci è stata imposta l’apertura contemporanea di cinque cantieri dentro la città, si è effettuata una disamina dei prezzi – l’abbiamo scoperto dopo, perché non ci era stato riferito – e dall’indagine si è dedotto che i prezzi in corso maggiorati della revisione prezzi fossero più vantaggiosi per la pubblica amministrazione rispetto ai prezzi aggiornati.

Tutto ciò, a nostro avviso, ripeto, non veniva richiesto dalla legge, per cui si sono persi otto mesi e per parte nostra ci abbiamo rimesso l’asse attrezzato. Anche per tale motivo, siamo piuttosto seccati.

PRESIDENTE. Non vorrei concludere rapidamente la presente audizione, che doveva essere svolta da molto tempo, ma purtroppo i membri della Commissione hanno diversi impegni nella giornata di oggi. Desidero, comunque, domandare al ragionier Longarini, con riferimento alle sue ultime osservazioni: i cinque cantieri dentro la città erano tali da non poter concludere alcun lavoro – soltanto delle fiammelle accese – oppure erano funzionali?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Erano funzionali.

GIUSEPPE RUBINACCI. Lei ha consegnato delle strade prima che le venissero pagate; se lo Stato non dovesse pagare, chi pagherà?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Rispondo all’onorevole Rubinacci e, indirettamente, anche al presidente: abbiamo consegnato le strade man mano che procedevamo nella loro esecuzione, anche in conformità di ordinanze dell’amministrazione comunale dirette all’agevolazione del traffico cittadino. Com’è noto, ci si può opporre ad un’ordinanza, ma bisogna in primo luogo eseguirla. Abbiamo dunque consegnato le strade, anche perché, tra l’altro, ad un certo punto, se non si fosse aperta una determinata strada ad Ancona, sembrava quasi che dovesse scoppiare una rivoluzione. Innanzitutto, quindi, abbiamo eseguito un’ordinanza del sindaco; per quanto riguarda l’ipotesi che lo Stato non paghi, devo osservare che i nostri lavori sono pagati dal comune. Comunque, se vi è un po’ di tempo disponibile, vorrei approfondire le ragioni per le quali la legge non è stata applicata.

Riteniamo, infatti, che il Ministero dei lavori pubblici non abbia attuato la legge e per tale motivo abbiamo presentato ricorso: il giudice ci ha dato ragione, intimando al ministro dei lavori pubblici di emettere immediatamente il decreto. Tuttavia, ho letto negli atti parlamentari che il direttore generale del ministero ha affermato che mai, e poi mai, emetterà un decreto senza copertura finanziaria. Come osservato nella nostra memoria, la copertura finanziaria per una legge speciale non è necessaria, e la legge cui ci riferiamo non è contro la Costituzione, né contro le norme CEE. So che il vostro collega Orsini afferma che la concessione è contraria alle normative CEE: non è vero e, sintetizzando quanto contenuto nei documenti che consegniamo alla Commissione, va osservato che agli Stati membri della CEE sono concesse deroghe per particolari situazioni, come nei casi di calamità. Non vero, dunque, ripeto, che vi sia un contrasto con le norme CEE

Inoltre, il ministro dei lavori pubblici è tenuto ad emettere il decreto di affidamento, come gli viene imposto dalla legge approvata dal Parlamento; d’altro canto, il ministro ha già emesso un decreto per Ancona di circa 280 miliardi, con una copertura per soli 180 miliardi (le cifre che cito sono indicative, ma sono indicate esattamente nei documenti), per cui già vi sarebbe una differenza rispetto alla copertura. Comunque, il decreto è previsto dalla legge, per cui il ministro dei lavori pubblici è tenuto a richiedere immediatamente la copertura al ministro del tesoro.

Si tratta di una legge speciale, non ordinaria: l’articolo 81 della Costituzione prevede che dopo l’approvazione del bilancio non si possono approvare nuove leggi se non se ne indica la copertura finanziaria; stiamo parlando, però, di una legge di cui non si conosce inizialmente il costo, che deve essere valutato successivamente, con il conseguente dovere da parte del Ministero del tesoro di provvedere alla copertura. In un anno, si hanno almeno tre occasioni: il bilancio dello Stato, rimpinguando lo specifico capitolo, la variazione di bilancio e la legge finanziaria. Anche nella legge finanziaria per il corrente anno, il Parlamento ha previsto il rifinanziamento di tutte le leggi per le calamità naturali, dato che con il passare del tempo emergono nuove necessità. Ciò non è stato fatto nel nostro caso: mi risulta che il Ministero dei lavori pubblici ha chiesto al Ministero del tesoro la copertura finanziaria soltanto dopo la nostra diffida.

GIUSEPPE RUBINACCI. Ringrazio il ragionier Longarini per le sue risposte.

PRESIDENTE. Desidero precisare che le leggi per le calamità sono rifinanziate, o rimodulate, nell’ambito dello stanziamento per esse previsto; se mantenessimo aperta la relativa partita, verrebbero aperti continuamente nuovi cantieri per le opere previste dalle leggi speciali per alluvioni, terremoti, e cosi via.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Ringraziando il ragionier Longarini per quanto ci ha sinora riferito, mi limiterò a rivolgergli pochi quesiti.

Un elemento importante è rappresentato dalla dichiarazione con cui si afferma che il concessionario è tale in forza di una legge e di atti amministrativi di competenza del Ministero dei lavori pubblici. Vorrei sapere, pertanto, se, ai sensi della legge n. 1402 del 1951, il concessionario dovesse essere sempre lo stesso oppure il Ministero avesse là facoltà di cambiarlo.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Poiché esercito la mia attività ormai da trenta anni, posso affermare che il Ministero dei lavori pubblici (del quale noi siamo uno dei 40 o 50 concessionari), una volta designato un concessionario in un comune, per prassi non lo cambia mai, a meno che esso non si comporti male: si tratta comunque di un caso che non si verifica quasi mai. Tuttavia, non so se il ministero abbia la facoltà di cambiare concessionario.

PRESIDENTE. La concessione viene rilasciata a seconda dei lavori affidati e può essere rinnovata. In alcuni casi lo stesso comune di Ancona darà un incarico allo studio di progettazione del piano di sviluppo, come premessa per il rilascio della concessione.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Comunque, dalle affermazioni del signor Longarini ho dedotto che il concessionario non è stato nominato dal comune di Ancona: non vi sono, infatti, atti ufficiali in forza dei quali si possa ritenere che il concessionario sia stato designato dall’amministrazione comunale.

Il punto di partenza è rappresentato, invece, dal Ministero dei lavori pubblici, anche se nel corso di alcune audizioni abbiamo assistito ad una sorta di <rimbalzo> di posizioni, per cui non si comprendeva se il concessionario facesse capo fin dall’origine ad un determinato organismo piuttosto che ad un altro.

In sostanza, è evidente che la concessione unica si è affermata in virtù di una decisione ministeriale. Desidero ora svolgere un’osservazione di carattere generale, già sviluppata in altra sede ma che mi pare opportuno ribadire oggi in quanto le mie opinioni non coincidono con quelle espresse in questa sede. Mi riferisco, in particolare, al fatto che si tende ad effettuare un’analisi piuttosto frammentaria sul piano legislativo, individuando nella legge n. 363 del 1984 una sorta di pilastro su cui si basa l’intera situazione.

Ritengo invece che il discorso debba essere affrontato in modo più organico ed equilibrato, sia con riferimento alla legge n. 363 sia con riguardo all’intero corpus legislativo che disciplina i piani di ricostruzione e le concessioni. Quindi, non si può fare riferimento sempre e comunque alla legge n. 363 ed in particolare all’articolo 13-novies decies, il quale non dovrebbe essere oggetto di interpretazioni a mio avviso arbitrarie. E’ necessario, pertanto, collocare la stessa legge n. 363 in un corretto rapporto con l’originaria legge n. 1402 e con l’ordinamento nel suo complesso, soprattutto per quanto riguarda i provvedimenti di spesa. Infatti, al di là del fatto che siamo in presenza di una legge speciale per i piani di ricostruzione postbellica, di rinascita e di sviluppo, non è possibile ipotizzare che le norme di copertura finanziaria possano prescindere dai canoni fondamentali delle leggi di spesa dello Stato.

Conseguentemente, in riferimento al già citato articolo 13-novies decies, non si può pensare che esso configuri una sorta di sovranità, nell’ambito della spesa, da parte dell’ente locale. D’altro canto, non possiamo neppure ritenere che il Ministero dei lavori pubblici, come è stato sostenuto in questa sede, svolga esclusivamente un ruolo da <ufficiale pagatore>, senza avere la possibilità di effettuare alcun controllo.

Comunque, in ordine alle delibere emanate dall’amministrazione comunale (ne sono state indicate 40), alcune delle quali comportano l’approvazione dei capitolati e riguardano pertanto aspetti squisitamente tecnici riferiti, per esempio, alla formazione dei prezzi, vorrei sapere se esse abbiano un valore indipendentemente dal fatto che vengano emanati i decreti di affidamento ministeriale.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. In base alla legge n. 363 è sufficiente l’approvazione da parte dell’amministrazione comunale o del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Nel caso di Ancona vi è stata l’approvazione da parte di entrambi gli organi. Desidero inoltre precisare che non è affatto vero, come è stato sostenuto, che i lavori vengono affidati senza che nessuno eserciti un controllo sugli stessi. Infatti, i concessionari procedono alla presentazione …

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Secondo il ministero, il controllo deve essere effettuato dall’amministrazione comunale.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Il controllo compete all’organo periferico del Ministero dei lavori pubblici. Inoltre, quando si tratta di lavori così importanti, vengono nominate commissioni di collaudo in corso d’opera che esercitano una funzione di controllo fin dalla posa della prima pietra. Per quanto riguarda, invece, l’automatismo del finanziamento, non condivido l’opinione dell’onorevole Ermelli Cupelli. Basti pensare che l’articolo 13-novies decies e i a della legge n. 363 del 1984 pone a carico del Ministero del tesoro l’obbligo di provvedere alla copertura finanziaria dei progetti approvati. Naturalmente, per sostenere ciò mi sono documentato avvalendomi della collaborazione di professori di contabilità di Stato.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Per quanto concerne la decisione sui 450 miliardi di lavori, a quali opere è riferita tale cifra? Si tratta forse di interventi conseguenti a delibere programmatorie comunali accompagnate da decreti di affidamento?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. No, queste opere sono state ordinate dall’amministrazione comunale ed approvate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, ma siamo ancora in attesa del relativo decreto.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Quindi sono opere carenti di copertura finanziaria.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. No, la copertura finanziaria è un’altra cosa. Manca semplicemente il decreto.

PRESIDENTE. Mi sembra di comprendere che ci troviamo in presenza di opere per un’ammontare di 450 miliardi deliberate o ordinate dall’amministrazione comunale ed approvate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Tuttavia, poiché manca il decreto redatto dal direttore generale e firmato dal ministro, i lavori non possono iniziare.

GABRIELE PIERMARTINI. Perché il direttore generale non firmerebbe questo decreto?

PRESIDENTE. Perché il ministero accoglie un’interpretazione della legge diversa da quella del signor Longarini.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Desidero precisare che i 450 miliardi si riferiscono a lavori attualmente in corso. Man mano che arrivavano le delibere, i lavori venivano avviati.

PRESIDENTE. Si tratta dei lavori previsti dalla delibera n. 750?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. No, si tratta di lavori successivi, di ampliamento rispetto a quelli previsti dalla delibera n. 750.

PRESIDENTE. Tali delibere sono state quindi approvate da tutte le amministrazioni che si sono succedute ?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Sì, comunque dai documenti che lasciamo agli atti della Commissione risultano anche le diverse amministrazioni comunali che si sono succedute.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. I lavori in corso sono collegati a delibere comunali?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Sì.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Essi sono stati anche approvati da un organo tecnico del Ministero dei lavori pubblici?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Sì.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Manca però un atto formale di affidamento.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. La tesi del ministero appare strana: se vi è un decreto per Ancona per 280 miliardi, coperto soltanto per 180 miliardi, non si può oggi sostenere che non vi sono i finanziamenti per il decreto di affidamento. La legge prescrive l’immediata emissione del decreto ed il Ministero del tesoro è obbligato a provvedere alla copertura finanziaria: lo sostengono professori di contabilità di Stato (come riferisco nella memoria), visto che si tratta di una legge speciale. Infatti. il pretore ha accolto la nostra tesi ed ha intimato al ministro di emettere il decreto. Il direttore generale, però, continua a rifiutarsi per la mancanza della copertura finanziaria. Per quale ragione il Ministero dei lavori pubblici dal 1984 ad oggi, non ha mai chiesto la relativa copertura al Ministero del tesoro, sino a che non è giunta la nostra diffida?

PRESIDENTE. Al riguardo, ho qualche dubbio; vorrei personalmente vedere il decreto ministeriale emanato per 280 miliardi, con una copertura per soltanto 180 miliardi, per verificare se non si tratta dell’approvazione di un progetto generale e di uno stralcio funzionale.

LUANA ANGELONI. Ringrazio il ragionier Longarini per la sua partecipazione alla nostra audizione. Desidero premettere che non ci troviamo in sede di collegio giudicante, dinanzi al quale si trovano imputati, o vittime; non vi sono, inoltre, neanche carnefici.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE

GABRIELE PIERMARTINI

LUANA ANGELONI. La nostra è una Commissione parlamentare che ha deciso di svolgere un’indagine conoscitiva sui piani di ricostruzione postbellica e, poiché in tale ambito l’attività dell’impresa Adriatica costruzioni Srl è molto importante, abbiamo chiesto al signor Longarini, e non ad altri concessionari, di chiarire alcuni quesiti che si sono posti nel corso dell’indagine.

Mi sembra che il signor Longarini abbia già letto con cura gli atti parlamentari relativi al lavoro che abbiamo svolto; vorrei ora ricordare l’intendimento che ha mosso il nostro gruppo parlamentare a promuovere l’indagine conoscitiva: la necessità di chiarire una vicenda che nel corso dei troppi anni in cui è rimasta aperta ha presentato molti lati oscuri ed incomprensibili, anche perché non si riesce a comprendere quale sia l’epilogo della stessa.

Siamo stati animati anche dalla volontà – lo voglio ribadire – di portare comunque a conclusione opere di interesse preminente nelle città colpite dagli eventi bellici, o da altre calamità, come nel caso di Ancona, cercando di capire come ciò possa essere possibile. Nel corso del nostro lavoro, è emersa la volontà comune di tutti i gruppi parlamentari (almeno di quelli che hanno partecipato alle audizioni, esprimendo la propria opinione), di interrompere il meccanismo dei piani di ricostruzione, divenuto, per le procedure ad esso collegate, incontrollabile. Di anno in anno, infatti, ci siamo trovati di fronte ad una lievitazione degli oneri, ad un’estensione delle opere da realizzare e ad una indeterminatezza nei tempi, che invece dovrebbero essere chiaramente stabiliti, dato che sono trascorsi quarantacinque anni dalla fine della guerra.

Vi è quindi una volontà comune di interrompere tale meccanismo, nonché una volontà da parte nostra di completare opere fondamentali per alcune città: il Parlamento, nella sua sovranità, deciderà come interrompere il meccanismo e come dar corso agli impegni assunti nei confronti delle città interessate attraverso leggi vigenti. La nostra Commissione, in base alle proprie competenze, avrà dunque occasione di assumere decisioni al riguardo.

Proprio in base alla mia premessa, per la quale, ripeto, non ricerchiamo imputati, voglio osservare che nella conclusione della vicenda, cui bisognerà comunque giungere, intendiamo salvaguardare i diritti maturati, sia delle città, sia dei concessionari.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Per questo la ringraziamo.

LUANA ANGELONI. I suoi ringraziamenti potrebbero mettermi in difficoltà, visto che sono stata la prima firmataria della richiesta di indagine conoscitiva!

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Vorrei precisare che l’indagine conoscitiva della Commissione ambiente mi ha fatto soltanto piacere, poiché finalmente ho potuto parlare: il Parlamento è sovrano e ringrazio l’onorevole Angeloni che ha affermato che verranno tenuti presenti i diritti acquisiti, il che è molto importante.

LUANA ANGELONI. Mi stavo soffermando, comunque, sull’esigenza di salvaguardare i diritti maturati in forza di leggi vigenti.

A tale riguardo, tuttavia, si apre un contenzioso in ordine all’individuazione dei diritti maturati negli ultimi anni. Vi possono essere, infatti, interpretazioni diverse, una delle quali ci è stata illustrata dal nostro ospite, mentre un’altra, per la verità piuttosto contraddittoria, è stata offerta dal ministero. Vi sono poi le interpretazioni date dalla magistratura attraverso le sentenze, quelle degli amministratori delle città e quelle che possono essere proprie di ognuno di noi.

Desidero ora anticipare quale interpretazione, a nostro avviso, dovrebbe essere data nella sede parlamentare: in particolare, nel novero dei diritti maturati dovrebbero rientrare i lavori comunque eseguiti. Naturalmente, si dovrà poi stabilire a chi sia imputabile la responsabilità per il fatto che determinati lavori sono stati eseguiti senza disporre delle necessarie coperture amministrative e finanziarie.

Comunque, è evidente che se un’impresa realizza un tratto di strada, essa ha diritto al pagamento.

Analogamente, devono essere considerati diritti acquisiti quelli maturati in forza di decreti di affidamento emessi dal ministero a favore del concessionario.

Tuttavia, è opportuno precisare che i decreti si configurano in qualche modo come contratti, in quanto rappresentano la forma di pattuizione tra lo Stato ed il privato. Essi pertanto devono essere letti evitando di fare riferimento esclusivamente alla parte che interessa in un determinato momento.

Per quanto riguarda, in particolare, il decreto richiamato dal nostro ospite, in esso si afferma certamente che l’ammontare delle opere approvate dal comune di Ancona, su cui il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha espresso il proprio parere, ammontano a 280 miliardi. Tuttavia, il ministero sostiene anche che il concessionario ha l’obbligo di eseguire lavori funzionali, ossia di consegnare opere che siano immediatamente fruibili. In proposito, il sindaco di Ancona ha sostenuto che la sua città può essere considerata in qualche modo la <grande incompiuta>, poiché disseminata di opere avviate ma certamente non funzionali.

Nello stesso decreto si afferma anche che il concessionario non ha nulla a pretendere nell’evenienza in cui non fosse possibile realizzare anche i lavori privi di finanziamento.

In sostanza, lei, ragionier Longarini, in virtù di questo contratto stipulato con il ministero, ha l’obbligo di realizzare lavori per un ammontare di 180 miliardi e di consegnarli in uno stato tale per cui la città né possa usufruire, mentre per gli altri 100 miliardi (che pure rappresentano la differenza rispetto al progetto complessivo) il ministero afferma in un decreto che il concessionario non ha nulla a pretendere nell’evenienza in cui non fosse possibile trovare la copertura finanziaria.

Ho citato tale esempio perché mi sembra il più emblematico. Comunque, mi riservo di esaminare con attenzione la documentazione che il nostro ospite fornirà alla Commissione.

È opportuno, tuttavia, precisare che non è questa la sede idonea per stabilire quali siano i diritti maturati dal ragionier Longarini. Vi sono infatti atti formali in base ai quali un apposito organo (se necessario anche giudiziario) definirà i diritti maturati.

Per il resto, comunque, il Parlamento nella sua sovranità dovrà decidere come procedere.

Sulla base di tali premesse, vorrei sapere dal nostro ospite a quanto ammontino le opere da lui realizzate che non trovano una copertura amministrativa né finanziaria, per la mancanza dei relativi decreti o dei finanziamenti.

Vorrei sapere, in sostanza, per quale ammontare l’Adriatica costruzioni sia in credito nei confronti dello Stato a seguito di opere realizzate, ovvero quanti lavori possa ancora eseguire in forza di decreti formalmente emessi e corredati da un’adeguata copertura finanziaria.

Desidero comunque precisare ancora una volta che non siamo alla ricerca di un imputato né tale qualifica può essere attribuita al nostro ospite. Pertanto, non gli chiederò se i prezzi praticati siano congrui poiché tale domanda dovrebbe essere rivolta eventualmente al Ministero dei lavori pubblici (con i suoi organi centrali e periferici), che dovrà giustificare l’ammontare di prezzi che non sono stati considerati eccessivi soltanto, come sosteneva il collega Rubinacci, dal consigliere comunale Duca. Infatti, qualche giorno fa abbiamo svolto l’audizione dei rappresentanti della consulta regionale degli imprenditori edili (il cui presidente si è qualificato come rappresentante della categoria), i quali hanno chiesto espressamente di essere ricevuti da noi per sostenere quella tesi.

PRESIDENTE. A causa di concomitanti votazioni in Assemblea, mi trovo nella necessità di sospendere la seduta. Propongo pertanto ‘di proseguire l’audizione nella mattinata di domani.

LUANA ANGELONI. Chiedo di proseguire l’audizione nella giornata odierna, anche per una questione di correttezza nei confronti dei nostri ospiti.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Noi siamo a disposizione.

LUANA ANGELONI. Ribadisco comunque la mia richiesta di proseguire l’audizione nella giornata odierna. Ritengo, infatti, che nell’intervallo dei lavori dell’Assemblea si possa trovare il tempo necessario per concludere l’audizione stessa.

PRESIDENTE. Il seguito dell’audizione è rinviato al termine della seduta antimeridiana dell’Assemblea.

La seduta, sospesa alle 10, è ripresa alle 13,10.

PRESIDENTE. Proseguiamo l’audizione del ragionier Edoardo Longarini, dell’impresa Adriatica costruzioni Srl, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui piani di ricostruzione postbellica. Do 1a parola all’onorevole Ermelli Cupelli per alcune richieste di chiarimento.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Vorrei tornare, con spirito costruttivo, su alcuni punti trattati stamani nel corso dell’audizione. L’obiettivo del gruppo repubblicano è quello di giungere, nel più breve tempo possibile, a risultati certi, il primo dei quali dovrebbe essere quello di completare, grazie alle scelte che assumeremo, le opere del piano di ricostruzione. Tuttavia, per proseguire su questa strada, è necessario accelerare i tempi dell’indagine conoscitiva ed acquisire una maggiore quantità di notizie, di informazioni, di chiarimenti.

Il gruppo repubblicano è anche del parere che, in base alle esperienze fatte e con l’obiettivo di stabilire un rapporto coerente con la normativa comunitaria e l’ordinamento nazionale, debbano essere superati i piani di costruzione e quindi l’istituto della concessione unica. Del resto, abbiamo perplessità anche in merito al funzionamento della concessione in se stessa, ferma restando una decisa avversione per quella unica, che rappresenta la negazione delle regole naturali di mercato.

Da questa indagine dovrebbero derivare suggerimenti per l’elaborazione di una proposta di legge grazie alla quale superare la situazione attuale, una proposta di legge che deve avere la copertura finanziaria e la quantificazione delle risone necessarie; vi l’esigenza primaria, in altre parole, di stabilire quanti fondi siano necessari per il completamento dei piani di costruzione, nonché l’esigenza intermedia di dotare la futura legge di fondi adeguati per rispondere a richieste che sono state avanzate anche in sede giudiziaria (al di là della valutazione di merito che può essere compiuta sulla fondatezza di quelle avanzate dai concessionari).

In particolare, per il caso di Ancona, desidero far riferimento alla somma di 450 miliardi ed alle relative opere: al di là della consistenza della cifra, preoccupa il meccanismo amministrativo-organizzatorio che ha presieduto allo svolgimento dei lavori, peraltro in atto. Si tratta di una questione molto delicata ed in merito voglio essere chiaro: sono del parere che, in base alla normativa, ma anche in omaggio al buon senso ed ai diritti quesiti, occorra intendersi sulla definizione e sul contenuto delle parole.

Le opere sono state eseguite sulla base della delibera comunale n. 750 del 1981, precedente l’emanazione della legge n. 363. Ciò significa che nel momento in cui il consiglio comunale firmava quegli atti non vigeva una diversa normativa, per cui il ministero doveva rispondere in toto delle risorse finanziarie .

Prima che fosse emanata la legge n. 363, il ministero anticipava le risone finanziarie ed il comune le rimborsava, in quote annuali, nel trentennio. Successivamente, invece, tutto era posto a carico dello Stato.

Comunque, al di là di questi fatti, ritengo che la delibera comunale dovesse essere integrata con il decreto di affidamento. Può tale decreto essere emesso ora per allora? Questo è un punto importante perché il suo chiarimento potrebbe far teorizzare una soluzione del problema dei diritti che il concessionario ritiene siano maturati.

Mi pare che i discorsi che stiamo facendo siano costruttivi: non ci troviamo qui per fare speculazioni di ordine politico o di parte. Dico questo perché ho saputo che qualche collega ha trasmesso i suoi <anatemi> alla stampa, senza attendere la conclusione dei nostri lavori. Mi permetto, a nome del gruppo repubblicano, di censurare determinati comportamenti. Non si tratta di fare il processo a chicchessia, di avere vinti e vincitori: si tratta di capire quale sia la situazione per poter varare una legge che difenda gli interessi della collettività.

Per quanto riguarda la possibilità di svolgere altre audizioni, ritengo che la loro utilità debba essere valutata dalla Commissione.

PRESIDENTE. In proposito non è stata avanzata alcuna proposta.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Mi pare che il collega Rubinacci abbia avanzato una proposta in tal senso.

LUANA ANGELONI. Avevo chiesto al presidente Longarini a quanto ammontano le opere realizzate e non coperte né da atti amministrativi, né da copertura finanziaria. Si è detto che ad Ancona sono state realizzate opere totalmente scoperte sia sul piano amministrativo, sia su quello finanziario. A quanto ammontano?

Rispetto alle opere realizzate sulla base del decreto di concessione, qual è la differenza tra l’importo indicato nel decreto e quello occorso per la realizzazione delle opere?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Rispondendo all’onorevole Ermelli Cupelli, desidero precisare che, prima dell’emanazione della legge n. 363, le norme vigenti prevedevano il rimborso dello Stato in trenta annualità a decorrere dal terzo anno dopo il collaudo. Per questo il comune di Ancona, per poter chiedere l’ulteriore intervento dello Stato, si era impegnato a rimborsare tutte le somme anticipate.

Non abbiamo iniziato i lavori sulla base della legge n. 363, ma a seguito dei progetti e degli ordini impartiti dal comune; con l’avvento della nuova legge è stata superata la vecchia normativa ed il comune non rimborsa più le somme anticipate.

Tale legge prevede la sola approvazione del progetto da parte del consiglio comunale prima che il ministro emetta il relativo decreto di affidamento. Il meccanismo, quindi, si è· modificato e nelle nuove procedure il comune ha una parte attiva.

Per quanto riguarda le opere in corso, come ho già detto, onorevole Angeloni, ancora più chiaro di noi è stato il ministero. Personalmente, non sono in grado di fornire dati esatti, comunque preciso che sono in corso i lavori previsti dal decreto e quelli approvati dal comune e dal Consiglio superiore (sostanzialmente sono in corso tutti i lavori compresi nei famosi 450 miliardi).

LUANA ANGELONI. Il decreto prevede uno stanziamento di 280 miliardi. Il Ministero le aveva indicato di eseguire lavori per un ammontare di 180 miliardi. Ora io vorrei sapere quanta parte dei lavori sia stata completamente eseguita. Vi sono poi opere realizzate senza apposito decreto. A quanto ammontano?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. In riferimento al decreto che indica la cifra di 280 miliardi (la copertura è di circa 200 miliardi) sono stati eseguiti lavori per la metà dell’importo indicato.

LUANA ANGELONI. Cioè per 90 miliardi?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Per più di 100 miliardi.

LUANA ANGELONI. Quindi lei ha percepito erogazioni per 180 miliardi ed ha eseguito lavori per 90 miliardi.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Come ho già detto i lavori sono stati eseguiti per più della metà della cifra indicata: intorno ai 100 miliardi.

LUANA ANGELONI. Quindi esiste una disponibilità finanziaria di 80 miliardi. Infatti, nella documentazione del Ministero si afferma che sono stati erogati 180 miliardi.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. I lavori vengono pagati man mano che si procede agli stati di avanzamento. Questi ultimi vengono successivamente visionati dall’alta sorveglianza del Ministero dei lavori pubblici, ossia dall’ufficio periferico di quest’ultimo. Dopo tale adempimento, il ministero provvede al pagamento attraverso una procedura molto laboriosa.

LUANA ANGELONI. Per quale motivo, allora, i lavori in questione non procedono celermente, visto che esiste una copertura finanziaria?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Non è esatto affermare che i lavori non vanno avanti. Noi, infatti, procediamo nell’ambito dei tempi contrattuali; anzi, siamo addirittura in anticipo rispetto a questi. Non si può dimenticare, comunque, che siamo in presenza di una situazione di sofferenza poiché su tali lavori si sono innestati gli altri 100 miliardi non coperti da finanziamento nonché gli ulteriori 450 miliardi. Ciò è dovuto al fatto che, per esempio, se si vuole costruire una fogna non si realizza prima la strada per poi romperla nuovamente allorché si deve installare la fogna.

Oltretutto, se lei conosce la città di Ancona, sarà certamente informata circa la situazione di disagio causata dal bypass, di cui tutti hanno voluto con urgenza la realizzazione, mentre il relativo decreto non è ancora stato emanato.

Comunque, noi abbiamo seguito una certa linea di comportamento in quanto siamo convinti che, in virtù della legge n. 363 del 1984, il ministero sia tenuto ad emettere il decreto in questione; contemporaneamente, il tesoro deve ricercare la relativa copertura finanziaria. In caso di inadempimento, a noi risponderà il comune.

LUANA ANGELONI. A quanto ammontano le opere che lei ha realizzato senza disporre ancora di un apposito decreto?

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Non sono in grado di precisarlo.

LUANA ANGELONI. Questo era l’obiettivo principale della sua audizione. Infatti, il ministero sostiene di non essere in grado di operare una quantificazione poiché. pur disponendo di atti formali e progetti, non sa cosa sia avvenuto in concreto ad Ancona.

Se lei, che vanta un credito di diverse decine di miliardi nei confronti dello Stato, non ci dice a quanto ammonta il credito stesso…

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Il credito ammonta a diverse decine di miliardi.

LUANA ANGELONI. Questo dato non è sufficiente.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. In tal caso, bisognerebbe effettuare dei conteggi più precisi.

LUANA ANGELONI. Qualunque impresa è in grado di precisare l’ammontare dei lavori che ha eseguito.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Il nostro credito rientra nell’ambito del decreto relativo ai 280 miliardi insieme all’altra previsione riferita ai 450 miliardi.

LUANA ANGELONI. Vi sono alcune opere estranee, nel senso che non rientrano né tra i 280 né tra i 450 miliardi.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. In realtà vi sono due decreti, uno dei quali riguarda il settimo lotto.

LUANA ANGELONI. Lei dovrebbe precisare quali opere ha realizzato, alle quali non corrispondono formalmente né progetti né contratti. Infatti, è molto strano che un’impresa esegua lavori per un determinato ammontare senza essere in grado di specificare quest’ultimo. Si tratta di una situazione veramente anomala.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Probabilmente lei si sta confondendo: infatti, tutti i progetti sono stati approvati dal comune e dal Consiglio superiore dei lavori pubblici.

LUANA ANGELONI. Allora mi dica quanti ne ha realizzati.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. I progetti esistono in quanto sono stati approvati sia dall’amministrazione comunale sia dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. Pertanto, noi ci muoviamo in un e <binario> costituito dalla previsione dei 280 e dei 450 miliardi.

Se si vuole precisare in concreto quante di tali opere sono state realizzate è sufficiente effettuare un calcolo. Questo, tuttavia, non il problema, poiché la somma di 280 più 450 miliardi dovrà comunque essere pagata.

LUANA ANGELONI. Non sono soddisfatta per le sue risposte, anche se ho compreso ciò che lei vuol dire.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. La mia opinione è piuttosto diversa sul fatto che il decreto di affidamento e la copertura finanziaria debbano essere un fatto automatico.

Comunque, vorrei sapere se il nostro ospite ritenga che i diritti quesiti siano maturati soltanto in conseguenza delle delibere consiliari.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. I diritti quesiti sono tali, a nostro avviso, sulla base delle delibere comunali, dei voti del Consiglio superiore dei lavori pubblici e delle norme di legge.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Se si ritiene che, sulla base della normativa anteriore all’emanazione della legge n. 363, il fatto che il comune avesse titolo a rimborsare allo Stato autorizzasse l’esecuzione dei lavori, il discorso assume un determinato valore. Se invece pensiamo al momento successivo all’emanazione della legge n. 363, con lo Stato che si fa carico di tutte le spese indicate in ordine alle opere programmate dal comune, è evidente che, nel momento in cui lo Stato si accolla le spese, la decretazione di affidamento con la relativa copertura finanziaria assume una rilevanza maggiore rispetto a quella che aveva nel passato.

In precedenza, infatti, vi era la possibilità di un recupero attraverso il comune.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Se il comune ha emesso una delibera in base alla quale si impegna a rimborsare lo Stato, finirà con il pagare la nostra società, che ha effettuato i lavori.

ENRICO ERMELLI CUPELLI. Probabilmente quando era in vigore la precedente legislazione la copertura finanziaria da parte del ministero aveva un rilievo minore. Infatti, in ogni caso il comune si faceva garante del pagamento delle opere. Nel momento in cui questa garanzia viene meno in virtù della legge n. 363 (in base alla quale lo Stato si fa carico della spesa) e questo processo riguarda anche le opere programmate con la deliberà del 1981, a maggior ragione il decreto di affidamento risulta come un atto dovuto solo ed in quanto vi sia la copertura finanziaria.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. In tal caso, dovreste spiegarci che significato abbia la previsione secondo cui <i progetti che hanno già riportato il parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici non sono soggetti ad alcun ulteriore parere, sia tecnico che amministrativo, e i relativi decreti di affidamento, anche in deroga a qualsiasi norma precedente, debbono essere integralmente e immediatamente emessi>.

LUANA ANGELONI. Siamo comunque in presenza di una situazione anomala. Infatti, il ragionier Longarini sostiene di muoversi nell’ambito di due contratti, che investono rispettivamente un ammontare di 280 e 450 miliardi.

Da pane sua, il ministero sostiene che vi sono altri 66 miliardi, 3,5 dei quali destinati al pagamento degli espropri. Resterebbero quindi 62.5 miliardi.

Comunque, nel momento in cui io le ho chiesto quante opere lei abbia realizzato, mi ha risposto di avere ultimato lavori per un valore di circa 100 miliardi. Per tutto il resto, invece, lei non mi ha dato alcuna risposta.

Vorrei quindi sottolineare ancora una volta l’anomalia del fatto che un’impresa non esiga i propri crediti sapendo a quanto ammontano.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Noi esigiamo tutti i nostri crediti.

LUANA ANGELONI. Voi esigete tutti i vostri crediti e noi decideremo, nell’ambito delle nostre funzioni, in che modo regolarci. Tuttavia, lei non vuole dirci a quanto ammontano le opere che ha realizzato e per le quali ha certamente diritto al pagamento.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Onorevole Angeloni, questo è il suo punto di vista che non coincide con il mio. Lei pensa che il nostro diritto si limiti soltanto alle opere eseguite. Personalmente non condivido tale impostazione.

LUANA ANGELONI. Lei allora mi dica a quanto ammontano lavori eseguiti, poiché si tratta di un’informazione dovuta.

Successivamente, lei potrà intraprendere tutte le azioni necessarie per dimostrare di aver maturato anche altri diritti ed in tal senso potremmo anche convenire, dal momento che non abbiamo pregiudizi.

Nel frattempo, però, ci dica a quanto ammontano i lavori che ha eseguito.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Si tratta di un particolare che a mio avviso non è particolarmente significativo, poiché le opere devono andare avanti tutte insieme; come ho osservato precedentemente, non possiamo costruire prima la strada e poi la fognatura sottostante. Non abbiamo ancora presentato richieste di rimborso perché siamo fiduciosi rispetto all’emanazione da parte del Ministero dei lavori pubblici del decreto di affidamento, in conformità di una sentenza del giudice di Roma; se ciò non avverrà, ci difenderemo in tutte le sedi e, come extrema ratio, dovremo ricorrere anche al comune. Vi è, però, una questione più sostanziale, nella quale vorrei che i membri della Commissione si compenetrassero, come stanno facendo per tutta la tematica del piano di ricostruzione di Ancona. Dal 1981, siamo in uno stato di incertezza, non per colpa nostra, e ciò crea disagi e danni.

LUANA ANGELONI. Infatti, si tratta di un meccanismo da interrompere quanto prima.

EDOARDO LONGARINI dell’impresa Adriatica costruzioni Srl. Salvando i diritti acquisiti; l’onorevole Angeloni non deve dire a me che il meccanismo va interrotto, poiché la legge l’avete approvata voi, come Parlamento. Personalmente, sono un mero esecutore di ordini: ho ricevuto determinate delibere, i nostri progetti sono risultati confacenti e sono stati accettati da tutti (sono stati approvati sia dall’amministrazione comunale, sia dal Consiglio superiore dei lavori pubblici). A quanto ammontano i progetti? A 280 miliardi più 450 miliardi a parte i 60 miliardi relativi al vecchio lavoro. Camminiamo dunque su tale binario ed abbiamo il diritto di essere pagati, una volta eseguiti i lavori, per gli importi che ho indicato.

Abbiamo presentato un ricorso ed il giudice di Roma ha intimato al ministro dei lavori pubblici di emanare un decreto; il direttore generale, pero, non ha predisposto il decreto, compiendo, se non erro – non sono un legale – , un reato per omissione di atti di ufficio e per disobbedienza al giudice. Siamo fiduciosi, però, che tale atteggiamento si modificherà e che il Parlamento farà chiarezza, affinché la vicenda possa concludersi; altrimenti, saremo costretti a rivolgerci a chi di competenza: qualcuno, sicuramente, dovrà pagare i lavori.

PRESIDENTE. Ringrazio il ragionier Longarini per la sua partecipazione alla nostra indagine conoscitiva sui piani di ricostruzione postbellica.

La seduta termina alle 13,35.

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